Copertina 8

Info

Anno di uscita:2019
Durata:42 min.
Etichetta:Small Stone Records

Tracklist

  1. THE TOWER
  2. KNIGHTS OF THE STARS
  3. CLOAK & BONES
  4. ECHOES IN SPACE
  5. SEAS OF TITAN
  6. STAR CHILD
  7. ELECTRIC ELIMINATOR
  8. A DISTANT SUN

Line up

  • Tom Stec: vocals
  • Casey O'Ryan: guitar
  • Anthony Franchina: bass, moog
  • Breck Crandell: drums

Voto medio utenti

Le produzioni Small Stone sono da sempre una garanzia, per quanto riguarda l'ambito del vintage-rock, dello psych, dello stoner. Questa volta l'etichetta del Michigan pesca in casa propria, a Detroit, una gran bella band che si chiama Bison Machine, al suo secondo full-lenght.
Diciamo subito che lo stile della formazione si inserisce in quel filone che possiamo definire retrò-rock settantiano, sul genere di Nebula, Atomic Bitchwax, Radio Moskow, Joy, Mount Carmel, Simo e compagnia. Rock di ottimo impatto epidermico, grintoso ma con grande feeling melodico, robusto e carico di groove, ricco di stimolazioni bluesy e psichedeliche, riff incisivi e cambi ritmici, chitarrismo torrenziale e quella patina di reminiscenza seventies che ci riporta all'epopea del miglior rock. Prendiamo ad esempio la calda title-track, che alterna passaggi boogie-rock ad accelerazioni più rocciose, per evidenziare la freschezza compositiva espressa dal quartetto americano. Oppure la Cactus-iana "Star child", con strutture hard rock che si coniugano ad uno spirito soul e a vibrazioni psichedeliche, altro brano assolutamente pieno di significato e personalità palese.
Anche gli episodi più torridi ed immediati, come "The tower" o "Electric eliminator", funzionano alla perfezione: la voce vagamente Plant-iana di Tom Stec si sposa alla perfezione con il chitarrismo turgido di Casey O'Ryan e con una sezione rimica fluida e flessibile (Anthony Francina e Breck Crandell). Altro hit dell'album è la cavalcata finale "A distant sun", con quel retrogusto nostalgico-space che mi ha ricordato alcune cose dei Graveyard, ma è comunque tutto il lavoro che si presta ad essere gustato dal principio alla fine.

Il sottobosco nel neo-rock settantiano continua a generare formazioni interessanti, che trasmettono energia, capacità strumentale e compositiva e soprattutto una certa gioia di fare musica senza badare ai trend più attuali o all'ostinata ricerca di soluzioni estemporanee. I Bison Machine sono una di queste formazioni.

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