Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2015
Durata:46 min.
Etichetta:Graveyard Hill Records

Tracklist

  1. MAL DE MER
  2. THE ONE THAT GOD FORGOT TO SAVE
  3. REQUIEM FOR A DRUNKARD
  4. RED SKIES
  5. TRAIL OF THORNS
  6. BLOOD OF THE LAMB
  7. THE GENTLEMAN CARNY
  8. THERE WERE BELLS

Line up

  • Hammerly: vocals
  • David Kowalski: guitars
  • Todd Ingram: guitars
  • Floyd Lee III: bass
  • Brooks: drums

Voto medio utenti

Il primo passo in questa recensione è l'ammissione della mia ignoranza verso questa band, nata nel 2005 e qui giunta al terzo capitolo. Vuoi perché il loro genere (di cui a breve parlerò) è un pochino distante dalla brutalità e dalla "classicità" di cui mi nutro abitualmente, vuoi perché sono effettivamente degli sconosciuti anche per qualche loro parente... insomma, vediamo di rimediare.

Accantoniamo in parte il concetto di metal, in questa band non c'è del metal in senso stretto ma c'è molto, molto altro. Fermi! Aspettate un attimo prima di tornare su Xvideos, ci sarà da godere ugualmente, lasciatemi spiegare.

Parliamo di heavy rock profondamente sudista, di suoni grossi e sgraziati, di canzoni semplici ma con uno spessore davvero elevato. Tutto questo viene racchiuso in Black Ocean Waves, un disco assolutamente da godere, un disco in cui la band della Virginia riesce ad alternare pezzi più immediati e scanzonati a fasi più intimistiche e quasi malinconiche, mai troppo lente oppure ossessive ma sempre piene di energia. Pur essendo abbastanza varie una dall'altra, le composizioni mantengono una forte impronta di fondo che le accomuna, un marchio che si chiama stile. Non dico sia una proposta originale ma quella dei King Giant è musica potente, emozionante che sprigiona una carica notevole. Naturalmente su di loro aleggia sempre il fantasma dei The Cult vista la stretta somiglianza vocale tra Dave Hammerly e Ian Asbury ma classificarli come The Cult di serie B sarebbe profondamente sbagliato. Anche quello con i Danzig è un parallelismo che viene da sé ma il ventaglio di influenze della band è ben più ampio e va dai maestri Black Sabbath, agli Alice in Chains, passando per Clutch, Mustasch e Down. In poche parole, puro stoner.

Per gli amanti del genere sicuramente questo disco rappresenta una conferma, anche se leggermente ammorbidito nella foga e snellito nelle parti più doomeggianti rispetto ai due precedenti lavori (soprattutto rispetto a Southern Darkness). Per chi, come me, non è addentro anima e corpo a questa sotto-branca musicale, può gettare con entusiasmo la sua curiosità su Black Ocean Waves, l'album ha una buona longevità e dispensa davvero goduriosi momenti d'ascolto, gran bello.

Un pezzo simbolo del disco è sicuramente Red Skies che condensa alla perfezione tutti i loro elementi.



Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

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