AA.VV. - A Light in the Black - A tribute to Ronnie James Dio

Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2015
Durata:96 min.
Etichetta:Massacre Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. CRYSTAL BALL - SACRED HEART
  2. MESSENGER - KILL THE KING
  3. GUN BARREL - EVIL EYES
  4. GLORYFUL - HEAVY METAL WILL NEVER DIE
  5. THE ORDER - I COULD HAVE BEEN A DREAMER
  6. METAL INQUISITOR - KING OF ROCK 'N' ROLL
  7. CIRCLE OF SILENCE - ONE NIGHT IN THE CITY
  8. BURDEN OF GRIEF - NEON KNIGHTS
  9. LOVE.MIGHT.KILL. - STAND UP AND SHOUT
  10. REBELLION - I
  11. IRON FATE - A LIGHT IN THE BLACK
  12. MESSENGER - DON'T TALK TO STRANGERS
  13. CRYSTAL BALL - THE SIGN OF THE SOUTHERN CROSS
  14. LOVE.MIGHT.KILL. - HUNGRY FOR HEAVEN
  15. THE ORDER - THE LAST IN LINE
  16. GUN BARREL - VOODOO
  17. CIRCLE OF SILENCE - TIME MACHINE
  18. REBELLION - KILL THE KING
  19. GLORYFUL - HOLY DIVER
  20. WIZARD - CAUGHT IN THE ACT

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Lo ammetto, sono sempre andato controcorrente, e a dispetto della maggioranza, che detesta le cover in generale, io ho invece sempre nutrito un morboso interesse per i tributi, sia proposti da grandi band, sia, come spesso accade, da grandi musicisti che uniscono le proprie forze solo per quella occasione, partorendo una miriade di supergruppi momentanei. Devo dire che a quest’ultima soluzione ho sempre preferito la prima, in quanto questa sorta di supergruppi generalmente propongono cover formalmente perfette ma senza molta anima, e soprattutto quasi sempre senza stile, limitandosi alla riproposizione così com’è dei vari brani che vanno ad interpretare.

Quando sono venuto a conoscenza di questo nuovo tributo alla mitica figura di Ronnie James Dio messo su dalla Massacre Records, mi sono subito attivato per accaparrarmi la recensione, forte anche del fatto che la set list è impostata secondo il primo criterio, quindi con band vere e proprie ad occuparsi del lavoro. Lasciatemi togliere il dente subito subito: sono rimasto abbastanza deluso dal risultato finale di questa operazione. Fatta eccezione per 4-5 brani, il resto è una semplice, insulsa, riproposizione dei capolavori del folletto italoamericano, completamente priva di verve, personalità, intuizioni geniali. Quasi tutte le band si sono semplicemente limitate ad eseguire i brani, lasciando a casa la passione… i pezzi quasi sempre suonano spenti, di mestiere, suonati giusto per… Il che, in un’operazione che già di suo è portata ad accaparrare detrattori, non può risultare di certo positiva come cosa…

Le canzoni sono tratte quasi interamente dalla carriera solista di Ronnie, salvo un paio provenienti dal periodo Rainbow (poi qualcuno mi spiega perché, con decine di ottimi brani da poter scegliere, figura due volte “Kill the king”), e quattro o cinque dal repertorio Black Sabbath. Ad aprire le danze, in maniera abbastanza anonima, ci pensano i Crystal Ball, con una versione alquanto spompata di “Sacred heart”. Per fortuna i Messenger risollevano gli animi con una vitaminica versione della già citata “Kill the king” (anche se quella dei Primal Fear, simile nello stile e nello spirito, è nettamente superiore!). Tocca poi sorbirci ben tre brani decisamente sotto tono, prima che si possa avere un barlume di scossa dai Metal Inquisitor e la loro versione di “King of rock ‘n’ roll”. Ci avviamo alla fine del primo CD, e se “One night in the city” dei Circle Of Silence non lascia particolari segni, “Neon knights” versione Burden Of Grief è invece un vero e proprio scempio, brutalizzata in maniera scellerata. Fortunatamente “Stand up and shout” dei Love.Might.Kill. e “I” dei Rebellion sono di ben altro spessore e pongono un degno sigillo a questo primo dischetto.

La speranza che le cose migliorino con l’arrivo del secondo CD viene ripagata da una buona versione di “A light in the black” eseguita dagli Iron Fate, anche se la parte strumentale centrale è lontana anni luce dalla classe immensa di Blackmore, per ovvi motivi. Tornano poi i Messenger con “Don’t talk to strangers” e i Crystal Ball con “The sign of the southern cross”, e i primi escono decisamente vincitori nei confronti degli svizzeri, che, spiace dirlo, stavolta non ne hanno azzeccata una… Dopo una serie di brani senza infamia e senza lode tocca ai Rebellion e alla loro versione di “Kill the king” (di nuovo!!), decisamente meno interessante di quella dei Messenger. A chiudere il tutto ci pensano i Gloryful e i Wizard, rispettivamente con la mitica “Holy diver” e con “Caught in the act”, entrambe riprodotte in maniera abbastanza convincente.

Insomma, luci (poche, tra cui la splendida copertina) e ombre (molte) in questo tributo, che, IMHO, non è neanche lontanamente paragonabile a “Holy Dio – A tribute to the voice of metal: Ronnie James Dio”, uscito nel lontano 1999, e che vedeva la partecipazione dei già citati Primal Fear, oltre che di Blind Guardian, Doro, Gamma Ray, Yngwie Malmsteen, Grave Digger, Statovarius, giusto per citarne qualcuno… Se siete completisti del piccolo grande Ronnie prendetelo, altrimenti potete tranquillamente tralasciare per questa volta…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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Inserito il 28 ott 2022 alle 16:23

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