E anche per quest'anno, un po' più in ritardo rispetto agli altri anni ma in netto anticipo sul Natale, è arrivato il tempo per l'album dell'anno. Si dai ve lo dico subito senza troppi preamboli, tanto il voto in calce l'avrete già letto e già vi sento borbottare lamentosi, come vostro solito: "
Volition" dei
Protest the Hero è l'album dell'anno per il sottoscritto, apparirà in cima ad ogni mia classifica annuale di Metal.it e rimbomberà nelle mie orecchie per i prossimi anni a venire, da qui all'eternità.
Si perchè il vero punto forte di questo album è la freschezza, l'assoluta freschezza che permea ogni brano, ogni arzigogolata nota che compone questo piccolo capolavoro intitolato "Volition". La voglia di riascoltarlo viene ancora prima che finisca, unita alla speranza che non finisca mai, in un cerchio senza fine, una spirale di goduria estrema mista a "sticazzi!" vari (nella versione nord-italiana del termine).
Ogni brano è strabuzzamento di occhi e di orecchie, se si potessero strabuzzare anche quelle, perchè le soluzioni studiate e messe in pratica dai canadesi sono devastanti e impressionanti, varie ed eventuali, ti colpiscono in faccia e ti lasciano stordito, impreviste e roboanti. Mille aggettivi non bastano per descrivere la confusione mentale che ogni traccia di "Volition" ti lascia in testa, un senso di confusione e di estraniamento dalla realtà.
I Protest the Hero sono geniali, sono dei cazzoni allucinanti (basta dare un'occhiata alle foto su Gugol per farsene un'idea) ma soprattutto sono dei musicisti fenomenali, a dir poco. Dalla coppia di chitarre
Millar/Hoskin, a tratti allucinati oltre che allucinanti, al basso dell'impronunciabile
Mirabdolbaghi, dalla batteria dell'ospite di lusso
Chris Adler dei Lamb of God fino alla voce dell'impressionante
Rody Walker, una delle migliori dell'intero universo metal per potenza, precisione, pulizia, vastità di range e camaleonticità (passatemi il neologismo) nell'approccio.
"Volition" si presenta come una montagna russa senza tratti di sosta, un saliscendi senza pausa e in cui il respiro è mozzato fin dai primi secondi dell'opener "
Clarity", passando per la successiva "
Drumhead Trial" e arrivando alla terza "
Tilting Against Windmills", dal chorus finale tremendamente melodico e ammaliante, forse l'unica breve bolla d'aria dei primi 15 minuti. Seguono "
Without Prejudice", nella quale il produttore della band
Cameron McLellan (si, avete letto bene) si esibisce in un mirabolante assolo di basso da slogatura scomposta di mascella, la tiratissima "
Yellow Teeth" e la centrale "
Plato's Tripartite", brano che funge da spartiacque tra la prima metà e la seconda metà del disco.
Arrivati a questo punto, in un album normale, dovremmo aver capito vagamente la proposta musicale di un gruppo, no? Ecco, nel caso dei Protest the Hero questo processo non è assolutamente così immediato o scontato, tutt'altro. Nella musica dei canadesi c'è di tutto: su un'innegabilmente forte base hardcore si innestano intrecci chitarristici tipicamente Prog, sfuriate metalcore e chi più ne ha più ne metta, andando a creare qualcosa di assolutamente unico nel panorama metal mondiale. E' una confusione controllata, dove niente è insensato o semplicemente ostentato, perchè in ogni brano la sensazione è quella che, sul marasma riversato sul pentagramma, ci sia completo controllo da parte dei vari componenti della band.
E la seconda parte del disco prosegue sugli stessi intrecciatissimi binari della prima, con brani tiratissimi e suonati al limite, tra i quali spiccano senza dubbio "
Mist" e la conclusiva "
Skies": la prima muta pelle nella seconda parte, svelando una componente melodica da far rabbrividire, con un giro di chitarra clamoroso e un meraviglioso accompagnamento di violino ad opera del bravissimo
Raha Javanfar, prima del duetto piano/ritmica finale che introduce la successiva "
Underbite"; la seconda parte piano, quasi in stile ballad, salvo sfociare nell'ormai classica cavalcata a base hardcore, per 6 minuti e spicci di puro "eargasm".
Aggiungiamo al mix due copertinE geniali (ho scelto quella più politically correct perchè adoro lo stile), una produzione perfetta ad opera del già citato Cameron McLellan e un numero spropositato di ospitate, shakeriamo per bene e otteniamo quello che, come rivelato in partenza, è l'album dell'anno e in assoluto uno dei più belli e interessanti degli ultimi anni. Compratene due copie, per sicurezza, perchè una finirete col consumarla. In attesa della prova del tempo, "
Volition" dei
Protest the Hero è un album perfetto, che merita un voto perfetto.
Quoth the Raven, Nevermore..