Copertina 6

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2012
Durata:39 min.
Etichetta:Massacre

Tracklist

  1. IN PROSTRATION
  2. AN EMPTY TEMPLE
  3. THE HUMAN APHERESIS
  4. OBEDIENCE TORN
  5. COLLECTOR VS PROTECTOR
  6. BELIEVERS IN THE APOTHEOSIS, IMAGINARY ECTOPLASMIC HANDS
  7. DECIMATE, DESINTEGRATE
  8. TRUST THE SERPENT
  9. THE INVISIBLE
  10. INFECTED

Line up

  • Jonas Frilund: bass
  • K. Nygard: drums
  • P. Kerbs: guitars
  • M. Mannstrom: guitars
  • Mathias Lillmans: vocals

Voto medio utenti

Con colpevole ritardo dovuto alla solita infernale e così piacevole pausa estiva ecco giungere sulle nostre pagine virtuali una nuova proposta dalla sempre volenterosa Massacre Records: nuova sì, ma non agli esordi dato che questi The Iniquity Descent (trovare un bel monicker è ormai utopia) non sono altri che il gruppo di Mathias Lillmans, vocalist dei Finntroll, ed alle prese con questo suo progetto con un avantgarde black metal... ma quando mai!

Mai note biografiche furono più fuorvianti!
I cinque finnici prendono una direzione molto più classica ed imbracciano i loro strumenti per dedicarsi ad una miscela di deathblackthrash'n'roll, che detta così forse può confondervi ma che risponde al vero: riffoni solidi e rocciosi, quasi esclusivamente basati su corpolenti mid-tempos, qualche blastbeat ad alzare la temperatura, e la bella e malevole voce urlata di Mathias a coronare il tutto.

La produzione è molto ben fatta ed è indiscutibile il "tiro" di alcune soluzioni dirette, semplici, vecchie come il cucco, ma che a 10 di volume ti fanno venire voglia di scapocciare dopo due secondi. Tuttavia a "The Human Apheresis" manca quel quid in più per farsi segnalare nel marasma delle migliaia di uscite mensili: non c'è niente che formalmente non vada, ma nemmeno nulla di particolare che faccia sobbalzare o premere il tasto "indietro" del lettore cd per riascoltare immediatamente un pezzo entusiasmante.

La longevità e soprattutto l'eterogeneità sembrano il problema principale dei The Iniquity Descent che difficilmente potranno ritagliarsi un proprio spazio nel panorama estremo (estremo, non avantgarde!) odierno, nonostante rimangano gradevoli al primo e, temo unico, ascolto.
Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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