Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2003
Durata:43 min.
Etichetta:Locomotive
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. TIEMPOS OSCUROS
  2. PIEDRA CONTRA TIJERA
  3. ENEL BUCLE
  4. LAS PEQUENAS COSAS
  5. STOP CRIMINALIZACION
  6. BUFON
  7. INOCENTES
  8. EL BENEFICIO DE LA DUDA
  9. A SOLAS CON EL MUNDO
  10. CASAS VACIAS
  11. TERRORISMO PATRONAL
  12. EXIT
  13. INHUMANO

Line up

  • Juan: vocals
  • Jimmy: guitar
  • Jabi: guitar
  • Pirulo: bass
  • Roberto: drums

Voto medio utenti

Pochi avranno sentito parlare degli Spagnoli Soziedad Alkoholika, nonostante questo sia il loro decimo anno di attività e “Tiempos oscuros” l’ottavo album di studio.
Motivazioni politiche si celano dietro l’anonimato di questa band, fortemente osteggiata in patria dove intransigenti associazioni dei famigliari delle vittime dell’Eta cercano in ogni modo di impedire le sue esibizioni, praticamente sconosciuta all’estero dove i suoi dischi hanno finora trovato strane ed insormontabili difficoltà distributive.
I S.A. sono infatti una formazione basca che fa parte di una “movida” tanto combattiva quanto sotterranea, comprendente altri gruppi di nicchia come Barricada, Eskorbuto, Kortatu.
Politicizzati fino al midollo, manifestamente di estrema sinistra, militanti della protesta sociale, sospettati di vicinanza ai movimenti indipendentisti, tutto questo ne ha fatto una sorta di “paria” del metal Iberico appena sdoganato dall’oscurantismo di quarant’anni di regime, ed ora pronto ad esaltare gruppi “corretti” ed innoqui che parlino di fate e cavalieri e non certo fastidiosi contestatori che mettono in piazza argomenti come il terrorismo, lo scontro sociale o il degrado intellettuale della società.
Questa loro condizione di emarginati in un genere già di per sé emarginato me li rende particolarmente simpatici, ma ciò non sarebbe sufficiente se non fosse sostenuto da buona musica.
Invece “Tiempos oscuros” è un buon album metal, con qualche venatura hardcore punk ed altrettante di semplice hard rock grezzo ed aspro, canzoni massicce ed aggressive rigorosamente cantate in Spagnolo e sputate con rabbia dall’inizio alla fine.
Spiace non essere in possesso dei testi, che in casi come questo rivestono ovvia importanza, ma mi accontento dei riffs granitici della title-track o di “Bufon”, degli schizzi Motorhediani nelle temibili “Enel bucle” e “Casas vocias”, ed in generale di vocals ispide e furiose, ritmi tambureggianti, assoli velenosi e cori da battaglia. Pur senza colpi di genio si coglie l’idea di musicisti che non sono in giro da un decennio senza motivo.
Mischiare musica e politica è sempre cosa delicata ed ognuno ha la sua opinione in merito, per conto mio comunque piuttosto di continuare a dare soldi ad imbolsite macchiette o a pseudo-stars costruite dai pubblicitari, preferisco far sopravvivere questi sanguigni terroristi del rock che perlomeno mi sembrano sinceri in quel che fanno.
Un poco mi ricordano i Trust prima maniera, ed è più che sufficiente.

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