Copertina 8,5

Info

Past
Anno di uscita:1990
Durata:non disponibile
Etichetta:BMG (UK)

Tracklist

  1. KING OF DREAMS
  2. THE CUT RUNS DEEP
  3. FIRE IN THE BASEMENT
  4. TRUTH HURTS
  5. BREAKFAST IN BED
  6. LOVE CONQUERS ALL
  7. FORTUNETELLER
  8. TOO MUCH IS NOT ENOUGH
  9. WICKED WAYS

Line up

  • Joe Lynn Turner: vocals
  • Roger Glover: bass
  • Ritchie Blackmore: guitars
  • Jon Lord: keys
  • Ian Paice: drums

Voto medio utenti

La colpa dello scarso successo del precedente album "The House of Blue Light" venne imputata da Ritchie Blackmore a Ian Gillan (anche se ciò è solo una sua convinzione posto che fra i due non correva buon sangue al tempo), e così il padre-padrone decise di cacciare il buon Gillan - di nuovo - dai Deep Purple e ingaggiare l'ex-cantante dei Rainbow: Joe Lynn Turner.

Il risultato è un album sicuramente diverso dal solito hard rock cui la band ci aveva abituato e forse per le resistenze dei fans di vecchia data non ha riscosso molto successo.
Il che è un peccato in quanto la qualità delle canzoni è ottima e lo stile, con l'entrata di Turner, si sposta dall'hard rock all'AOR (genere di cui Turner è uno dei massimi rappresentanti) anche se non mancano i riff belli duri come la stupenda " The Cut Runs Deep" ad esempio o ancora la bonus track "Slow Down Sister" dal riff alla "Stormbringer"!
Può un cambiamento di stile pregiudicare la bontà di un disco?
Non per me, che anzi ritengo "Slaves And Masters" un piccolo gioiello di Hard Rock Melodico e che sicuramente merita di essere riscoperto canzone dopo canzone posto che la virata melodica dei Purple non intacca minimamente la carica intrinseca delle composizioni.
Ci sono i vecchi Purple con gli intrecci chitarra-hammond, ci sono le melodie barocche del maestro Blackmore, c'è la consueta sezione ritmica potente e precisa del duo Paice - Glover e c'è una produzione cristallina molto migliore di quella presente su "The House..." e per chi si sente innamorato, ecco la stupenda ballad "Love Conquers All" dalla sognante melodia.
I più attenti riconosceranno i veri Purple nelle linee melodiche di "Wicked Ways" o in "Breakfast In Bed" ma anche negli episodi più easy come "Too Much Is Not Enough" non potrete ignorare la carica emotiva di un chorus supportato dall'hammond squillante di John Lord.
Ovviamente i Purple non saranno ricordati per questo disco quando al loro arco hanno frecce che si chiamano "Highway Star" o "Smoke On The Water" ma ignorare un disco come "Slsves And Masters "sarebbe un peccato mortale.
Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza
Deep Purple - Slaves and masters

La credibilita' hard rock dei vecchi tempi lascia il posto a "canzoncine" con cori pop e orchestrazioni sinfoniche adatte alle radio.L'opener track King of dreams e' un buon inizio e in qual modo l'album e' raffinato darkblues style che dimostra d'essere in grado d'agire indipendentemente(al di la' degli assoli di chitarra) dalla chiusura ossessiva della sezione ritmica.Sorprendente ritorno dopo il pessimo The house of blue light(1987)

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 19 giu 2021 alle 11:23

Perfettamente d'accordo!

Inserito il 19 giu 2021 alle 10:57

Capisco il senso del discorso, ma in quel periodo tutti i più grandi ci hanno provato: Aerosmith, Alice Cooper, Uriah Heep e potrei continuare per righe e righe. I Deep Purple ci hanno provato al pari di moltissimi altri colleghi, col precedente che Blackmore aveva già bazzicato il genere con l'ultima incarnazione dei Rainbow nei primi anni 80. Ovviamente è questione di gusti, per chi ama i Deep Purple, ma anche il melodic rock/AOR(come me), Slaves è un bel disco. Per molti altri, come te, ovviamente no. Opinioni entrambe rispettabilissime.

Inserito il 19 giu 2021 alle 01:54

I gusti sono gusti, per carità! Ma effettivamente sentire i DP invischiarsi nell'AOR fa rabbrividire.

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