Copertina 7

Info

Genere:Gothic Metal
Anno di uscita:2003
Durata:73 min.
Etichetta:Massacre
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. ADORNED IN ASHES
  2. VELVET TONGUE
  3. AND THE KISS OF GOD’S MOUTH PART 1
  4. PART 2
  5. RENAISSANCE
  6. THE EVERLASTING
  7. CULT OF CRUCIFICTION
  8. BELOVED
  9. OUR WINGS ARE BURNING

Line up

  • Rowan London: vocals, piano and keyboard
  • Samantha Escarbe: lead guitar, cello
  • Ian Miller: bass, vocals
  • Dino Cielo: drums
  • Craig Edis: guitars, vocals

Voto medio utenti

I Virgin Black sono giunti al secondo disco, dopo un inizio alquanto spumeggiante avvenuto nel 2001 con ‘Sombre Romantic’, in cui la band mostrava un volto a suo modo gothic-doom che con il successivo ‘Elegant... And Dying’ sarebbe andata a sviluppare. In effetti degli elementi doom fanno in questo disco da timone, ma sono ben lungi dal dominare il suono, che, a dire il vero, ‘elegante e morente’ è proprio il modo migliore per essere definito. Ricco di parti corali, di pause intimiste e di atmosfere tristi e decadenti in cui fanno da sovrani i pianoforti, il lunghissimo viaggio di oltre settanta minuti di cui ‘Elegant... And Dying’ è composto, darà modo all’ascoltatore di ammirare i numerosi paesaggi attraversati, non mancando di farlo sobbalzare su uno scomodo sedile su una strada dissestata, ma nemmeno di fermarsi un attimo ad ammirare i fasti di una cattedrale gotica, di sapore totalmente europeo, così tanto che verrà spontaneo domandarsi come sia possibile tutto questo da un combo australiano. E il Caronte di questo viaggio, il vocalist Rowan London, rappresenta forse l’aspetto più suggestivo e misterioso, con la sua voce fredda e trascinante, cavernosa e a volte maligna. Colpisce anche l’artwork, in cui risalta l’ossimoro del monicker ‘Virgin Black’ vergato su un bianco assolutamente candido ed innocente. Da lodare, infine, quello che potrebbe essere anche un difetto per alcuni ascoltatori, ovvero la eccessiva lentezza di molte parti del disco, assolutamente necessarie ad illuminare la strada, con i suoi silenzi riflessivi ed enigmatici, che rappresentano forse la vera vena del combo.
Recensione a cura di Ivano Triggiani

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