Leprous: alla ricerca del suono perfetto (Baard Kolstad, drums)

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Qualche tempo fa un amico mi ha chiesto quale fosse a mio avviso la band progressive più rappresentativa degli ultimi anni. Non ci ho pensato molto prima di rispondere Leprous, e alla luce del nuovo “Malina” non mi pento minimamente di quella replica. La parola va quindi al fenomenale batterista Baard Kolstad che ci parla dell’ultimo full-length di questa eccezionale formazione norvegese…

Ciao e benvenuto! Quante interviste hai già fatto oggi?
Ciao! Veramente questa è la prima (sempre bello iniziare con una gaffe, ndr)
Ottimo! Allora sarai fresco e pronto a rispondere a tutte le mie domande! Innanzitutto ti faccio i miei complimenti perché ti considero un batterista eccezionale…
Oh, grazie mille!
Una prima domanda molto personale. Sei uno degli “ultimi arrivati” in casa Leprous, ti senti già di fare un bilancio di questa esperienza finora?
A dire il vero io sono "nel mezzo" tra i membri storici (Einar Solberg e Tor Oddmund Suhrke, rispettivamente cantante e primo chitarrista, ndr) e gli ultimissimi innesti Simen (bassista, ndr) e Robin (secondo chitarrista, ndr). Ho iniziato la mia esperienza con i Leprous durante il tour di "Coal" (2013, ndr) e dal 2014 sono entrato in pianta stabile nella formazione. È stato tutto molto "serio" e professionale fin dall'inizio, nel senso che se non stiamo registrando un album è perché siamo in tour e viceversa...
Beh, però spero che tu ti diverta a suonare nei Leprous...
Sì, assolutamente! Mi piace l'approccio "without compromises" (cit.) della band!

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Passiamo al nuovo album. Cosa significa "Malina"?
"Malina" in croato significa "lampone", e il titolo è legato a un episodio che Einar ha vissuto in prima persona in Georgia, dove si è imbattuto in una donna che andava in giro vendendo lamponi e urlando "malina! malina!". Era molto povera, molto vecchia, e la cosa lo ha impressionato a tal punto da riaffiorare durante le session dell'album. Se guardi l'artwork con attenzione vedrai una figura di donna che è ispirata al personaggio che ti ho appena descritto.
Il nuovo album mi sembra la naturale evoluzione di “The Congregation”, con riferimenti al recente passato e un occhio rivolto al futuro verso nuovi orizzonti sonori, sei d’accordo?
Abbastanza, nel senso che è un disco che suona sicuramente Leprous ma personalmente lo sento piuttosto diverso dai suoi predecessori...
Come è avvenuto il processo di songwriting?
Non è stato molto diverso da quello utilizzato per "The Congregation". Einar è il compositore principale, ha delle idee, le mette insieme sul suo computer e nascono i primi demo sui quali io ho completa libertà. Poi presento le mie idee alla band e valutiamo insieme se funzionano o meno. Ricordo che la prima cosa che ho portato a Einar è stato l'inizio di "Bonneville", con il solo rullante e charleston, un'idea completamente diversa da come l'aveva immaginata Einar, ma gli è piaciuta subito. La batteria su questo disco suona davvero bene...
Sono d'accordissimo, poi ti farò qualche domanda più specifica a riguardo. Hai scritto qualche testo dell'album?
No, il mio contributo è stato esclusivamente musicale. Il groove che ho immaginato per "Illuminate", ad esempio, è stato il punto di partenza del brano. La stessa cosa era successa con "The Price" in "The Congregation".
In “Malina” mi è sembrato di sentire un'orchestra d'archi: come mai avete voluto aggiungere questi colori al vostro sound?
Innanzitutto ti informo che è tutta opera di un singolo violoncellista canadese di nome Raphael Weinroth-Browne che ha sovrainciso più parti - in alcuni punti ci sono invece dei campionamenti. Comunque nella maggior parte dei casi quello che senti è il solo violoncello. L'idea è stata ancora una volta di Einar dopo aver conosciuto Raphael durante un concerto in Canada. L'abbiamo sentito suonare e ci ha davvero impressionato.
Non mi capita spesso di poter parlare con dei batteristi, per cui vorrei spendere due parole sulle produzioni metal “moderne” dove i suoni tendono ad assomigliarsi tutti e dove i campioni hanno preso il sopravvento sui suoni reali. Quale è la tua posizione a riguardo? “Malina” da questo punto di vista è stata una bella sorpresa perché tutto suona molto naturale…
Quello che dici è verissimo, molti dei suoni dei dischi metal tendono ad assomigliarsi. È piuttosto facile oggi ottenere questo tipo di suoni "giganti" - e piuttosto fighi - con tutti i campionamenti che ci sono a disposizione, e quando mixi questi ti danno sicuramente una mano. Io ho sempre cercato il "suono perfetto" per un determinato disco, mi considero un batterista dinamico, mi piace picchiare duro quando serve ma non sempre, e ancora prima di cominciare io e Einar eravamo d'accordo sul volere un sound "gigante" ma naturale, senza riverberi eccessivi, in modo da poter sfruttare al meglio tutto il range dinamico. È difficile, perché se non usi campionamenti non riesci a far suonare troppo heavy una batteria, e non emerge in mezzo alle chitarre, al basso e ai sintetizzatori. Comunque hai centrato perfettamente il nostro obiettivo, un suono naturale, heavy o morbido in base alle necessità, ma sempre "umano".

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Ti leggo una frase che è girata in rete qualche mese fa e che ha in un certo senso “spaventato” la vostra fan-base: “Leprous has become a band that is more accurately defined as a rock band than a metal band”. Ti va di commentarla?
Per noi non è così importante la questione legata ai generi. Dal nostro punto di vista "Malina" è un disco più rock che metal, ma alla fine chi se ne importa, ci sono brani registrati con la 8-corde e questa è una cosa più metal che rock. Le chitarre di "Malina" non hanno tanto gain quanto i dischi precedenti, ci sono meno parti sincopate, ma alla fine non saprei, è un'opinione.
Guarda, sinceramente, dal mio punto di vista, è tra i dischi più metal che abbia sentito negli ultimi anni...
Se senti i primi due minuti dell'album non ti viene da pensare che stai ascoltando un disco metal, poi a un certo punto tutto diventa molto più heavy, groovy..
Ma infatti l'attitudine è molto metal, a prescindere dal fatto che il gain delle chitarre non sia come una volta... detto ciò, cosa significa per te “progressive”?
Per me significa "break the rules" (cit.), non fare quello che la gente si aspetta. Da questo punto di vista il nuovo album è assolutamente prog. Che poi sia prog rock, prog metal, alternative rock, alternative metal, è difficile dirlo, ma non è così importante. Quando ascolto i Leprous senza pensare che ne faccio parte, sento cose che non sento in una band rock o metal tradizionale. Se qualcuno questo lo vuole chiamare prog ne ha tutto il diritto (ride, ndr)!
Già da qualche tempo lavorate contemporaneamente ai Ghost Ward Studios di David Castillo e ai Fascination Street Studios di Jens Bogren. Perchè questa scelta?
Jens Bogren ha lavorato con i Leprous negli ultimi quattro album. Il primo album che ho registrato è stato "The Congregation" e Jens all’epoca mi disse che il posto migliore dove registrare le batterie erano i Ghost Ward Studios di David Castillo a Stoccolma. Là abbiamo ripreso le batterie e fatto il reamping di basso e chitarre, prima di tornare da Jens per il mix. David è un tecnico estremamente meticoloso e la cosa ci è piaciuta molto, tanto da pensare di poter fare tutto con lui. Jens è eccezionale, ma probabilmente "Malina" sarà l'ultimo album con la sua firma sul mix finale perché penso che sia arrivato il momento di cambiare qualcosa su questo fronte...
Cosa ascolta Baard Kolstad quando non è impegnato con i Leprous?
Bella domanda! A dire il vero non ascolto molto metal e prog, e vorrei essere più bravo a mescolare vecchia e nuova musica, ma mi piacciono tantissimo le band norvegesi in genere, ad esempio i Motorpsycho. Poi se mi chiedi qual è uno dei miei album preferiti di sempre ti rispondo "In Absentia" dei Porcupine Tree...
Ah beh, Gavin Harrison non si discute...
Sì, è stata una grande fonte di ispirazione per me, come Terry Bozzio e la musica di Frank Zappa. Poi i miei compagni di gruppo ascoltano cose ancora diverse...
Immagino, chiedo praticamente sempre agli intervistati che musica ascoltano e quasi mai rispondono “metal”!
Ci credo (ride, ndr)!
Bene Baard, grazie per il tuo tempo, a te l’ultima parola per i saluti finali!
Amo l'Italia! Quando ero bambino venivo sempre in Italia in vacanza. Presto saremo in tour e verremo a Milano - forse anche a Roma - e vi consiglio vivamente di vedere i Leprous dal vivo. Vedrete cose mai viste prima e non ve ne pentirete, credetemi!


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Area: Classic Area
Gruppo: Leprous

Intervista a cura di
Gabriele Marangoni
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