Synthesis: virili romanticismi e (tante) altre storie.

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Gruppo:Synthesis

I Synthesis hanno parecchia “storia” alle spalle, e sarebbe stato abbastanza “facile” abbandonarsi precipuamente all’onda della nostalgia (“canaglia”, by definition … ) per intervistarli, crogiolandosi nei ricordi, in un contesto sicuramente confortevole e appagante, ma con il “rischio” concreto, per il sottoscritto almeno, di scadere in rievocazioni inficiate da involontari “effetti reminiscenza”, capaci di amplificare gli aspetti positivi e minimizzare quelli negativi.
E poi non sarebbe stato comunque corretto nemmeno dal punto di vista squisitamente “critico” e artistico, dal momento che il gruppo è da poco tornato sulla scena discografica con un pregevole lavoro nuovo di zecca (“A New Romantic Age”), figlio “naturale” della sua notevole esperienza e non per questo indolente e fastidiosamente prevedibile.
Ed ecco che, seppur concedendosi qualche doverosa digressione di tipo “filologico”, il tentativo è stato quello di favorire, grazie alla cortesia e alle circostanziate risposte della band al gran completo (Massimo Evangelisti, Giulio Rossi, Roberto ‘Bob’ Casini e Roberto Uccellini), l’essenza “attuale” di una formazione “classica”, fatalmente “matura” nel suo approccio alla materia musicale (e alla vita in generale), eppure emozionale, vitale, istintiva, in grado di offrire qualcosa d’importante e gratificante al pubblico di riferimento.
Lascio a voi decidere se l’intento è stato raggiunto …

Ciao ragazzi, grazie per la disponibilità e benvenuti su Metal.it! Normalmente la prima domanda che rivolgo a degli “esordienti” sulle nostre gloriose pagine riguarda una stringata “storia” del gruppo … ora, visto che la vostra parabola artistica è piuttosto corposa, mi rendo conto che “l’impresa” è improba … e allora facciamo così … decidete voi come presentarvi ai nostri lettori più “distratti” che ancora non vi conoscono …
RU - I Synthesis si sono formati tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta. Tra alti e bassi e rimescolamenti della line up, non abbiamo mai smesso di produrre musica e suonare. Abbiamo attraversato, nella nostra storia, un'evoluzione eccezionale della musica e delle tecnologie. Quando abbiamo iniziato i dischi erano in vinile, si andava a registrare in analogico su grandi nastri in quei pochi studi di registrazione che c'erano e le produzioni domestiche erano alquanto primitive. Non era facile né economico registrare. Inoltre, nel nostro paese, la maggior parte dei tecnici di studio era abituata a registrare musica Italiana e l'impatto acerbo e aggressivo del Metal li coglieva spesso di sorpresa. Una delle prime registrazioni in studio la facemmo nel 1983 a Firenze, in uno studio che si chiamava GAS, Global Art System, dove stavano registrando i Litfiba e dove i tecnici erano un po' più assuefatti a sonorità non proprio da San Remo.
Queste prime registrazioni che riuscimmo a fare ci portarono una considerevole notorietà tra gli appassionati sia in Italia che all'estero. Molto entusiasmo e attenzione veniva dai Paesi Bassi, Svezia, Germania ... In seguito partecipammo a Metallo Italia con "The Light", che registrammo a Roma con al mixer Marcello Todaro, ex chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso.
Dopo "Metallo Italia", con una nuova line up molto aggressiva facemmo una serie di memorabili performance dal vivo e vincemmo vari festival registrando nuovo materiale e partecipando a varie compilation.
La musica, la voglia di suonare e di esprimersi, ci ha sempre accompagnati per tutti questi anni, da quando eravamo ragazzini fino a oggi.
Come accennavo prima, in quegli anni non era così facile né immediato e certamente non economico registrare musica, quindi non era possibile incidere tutte le canzoni che scrivevamo.
Molte sono rimaste in archivio come semplici registrazioni alle prove o esecuzioni dal vivo.
Ho un archivio pieno di vecchie registrazioni e Giulio mi rimprovera spesso, anche giustamente, perché dice che dovremmo riascoltare tutto questo materiale.
Il rischio, quando uno scribacchino “attempatello” come il sottoscritto ha l’occasione d’intervistare una band di veterani come i Synthesis, è di scadere nel “nostalgico” … cercherò di evitarlo, anche perché “A New Romantic Age”, il vostro nuovo Cd, merita tutti gli approfondimenti del caso. E allora rivelateci tutto sulla genesi e sulle fonti ispirative del disco …
RC - Alla fine del 2010 ci siamo detti che era ora di mettere in cantiere un cd di brani nuovi. Abbiamo, infatti, cominciato a registrare il 3 Gennaio 2011.
I primi due brani messi "in cantiere" sono stati: "Sendin' Out The Love" e "One Step Closer". Non a caso musicalmente due canzoni molto simili, le tipiche ballad, classiche canzoni d'amore se vuoi: una verso la tua donna, l'altra alla nostra Terra ed alla natura che troppo spesso l'uomo dimentica di rispettare.
Ecco ... direi proprio che è l'amore la principale fonte d'ispirazione del periodo in cui si è concretizzato tutto il lavoro di "A New Romantic Age".
Titolo particolare, tra l’altro … a cosa si riferisce?
RC - Non solo al classico "Romanticismo" inteso come una filosofia di vita, un modo di vedere le cose, ma soprattutto questo titolo vuole sottolineare una ritrovata e rinnovata capacità di emozionarsi ...
Questo è sembrato poi evidente quando si è visto che tutte le canzoni dell'album sono "sincere", non nascono cioè "a tavolino" o da prolungate sessioni ma sono frutto di singoli momenti d'ispirazione, delle istantanee messe subito in musica, così come son venute alla luce ... appunto, una nuova era romantica! Ancora.
Prima di addentrarci ulteriormente nell’analisi, credo sia opportuno un commento sulla fuoriuscita dalla band di Alessandro Mechelli e Giuseppe Maniaci e sul “rientro” di Roberto Casini, autore di una prova maiuscola …
GR - Bella domanda ... dunque per quanto riguarda Giuseppe Maniaci, era un accordo preso prima di "A Wider Space" … questo nuovo rapporto doveva durare solo per quell'anno in quanto le sue problematiche del momento non permettevano nulla di più. Diversa questione invece per Mechelli il quale in pratica si è autoescluso ma per indiretta responsabilità. Il rientro di Bob? Sicuramente importante.
“A New Romantic Age” mi sembra un’eccellente mistura di grinta e sentimento, il risultato di una naturale maturazione artistica che vi ha condotto, dopo gli esordi più propriamente “metallici”, ad un suono intenso e profondamente emotivo, che sa di “classico” senza forzature o manierismi … credete che i nuovi pezzi abbiano in qualche modo ampliato lo spettro sonoro dei Synthesis?
ME - Direi proprio di sì, anche se potenzialmente tutto questo che tu citi c'era già prima. Il problema era che emergeva poco per nostra inesperienza; si pensava troppo a quello che il pubblico si aspettava e troppo poco a quello che doveva uscire liberamente e vivere di vita propria. Personalmente non ho mai fatto musica per piacere a tutti i costi, ma per esprimere quello che ho dentro; solo dopo averlo espresso liberamente lo propongo a un ipotetico "pubblico". Non è l'artista a dover seguire qualcuno … l'artista deve seguire solo se stesso.
Non mi resta che chiedervi un breve commento su “Never forget you”, "Tears in my eyes”, “One step closer” e “Sendin' out the love”, i miei brani preferiti di “A New Romantic Age” …
RC - Bene, la tua scelta si commenta da sola: benvenuto nel "Club Dei Romantici"!
Sono personalmente concorde con te, con una mia personale preferenza per "Tears In My Eyes": è stata una specie di "ispirazione folgorante", ed è un esempio di come anche la malinconia può trasformarsi in energia vitale ...

GR - Beh, ... "Never Forget You" è una bella riuscita collaborazione nella stesura tra me è Bob, avevo questo bel riff che l'ha subito ispirato … spesso capita così. Per "One Step Closer" il discorso cambia perché sono onorato di averla scritta ed arrangiata totalmente mentre il testo è di Max. In pratica è arrivata dopo gli avvenimenti del violento terremoto in Giappone, è stata un’esigenza forte quella di dedicare un brano a tutti i disastri che siamo capaci di creare.

ME - Posso commentare solo "One Step Closer", essendo l'unica fra quelle che citi alla cui composizione ho partecipato direttamente; è un pezzo che mira a denunciare la cecità umana, e la nostra incapacità di avviarci verso un progresso che sia al tempo stesso sostenibile e che includa tutti. Per alcuni è un miraggio, a causa di problemi quali la sovrappopolazione e le "esigenze di crescita economica". Io non la penso così; ritengo invece che la razza umana abbia delle possibilità che si ostina a non prendere in considerazione, per avidità e cupidigia. Come in altri ambiti, il problema è chi ha in mano le leve del potere, e la disinformazione scientifica praticata a livello globale.

RU - L'umanità tarda terribilmente a prendere coscienza delle drammatiche conseguenze delle proprie azioni. Costantemente ci giungono con la televisione, da tante parti del mondo, immagini e notizie estremamente eloquenti di distruzioni e catastrofi. Sembra quasi che, ogni giorno, facciamo un passo avanti per distruggere, con allarmante menefreghismo, la cosa più cara che abbiamo, la nostra casa, il nostro unico rifugio nell'universo: la Terra.
É sconcertante come i comportamenti dell'uomo non cambiano neanche di fronte ad evidenze scientifiche preoccupanti.
Abbiamo in programma di realizzare un video di “One Step Closer”.
La musica ha un grande potere trasversale, ha la capacità di parlare a tutti.
Secondo noi, ogni messaggio, anche piccolo, che possa contribuire a sensibilizzare le persone su questi temi è importante, specie quando è indirizzato ai giovani che rappresentano il futuro e la speranza ...!
Poi c’è “Tarantarock”, una sorta di fugace digressione nei terreni dell’etno-metal autoctono … com’è nata e come dobbiamo considerarla nell’economia complessiva dell’album?
RC - No, no ... non voleva essere un tentativo di esplorare chissà quali nuovi "territori", ma semplicemente cinquantotto secondi di puro divertimento, anche questo nato spontaneamente, senza forzature. Ed è ciò che volevamo che fosse: un minuto di allegra condivisione, di coinvolgimento ... globale!
Al disco contribuisce, seppur marginalmente, anche una voce femminile … di chi si tratta? Avete intenzione di replicare o estendere “l’esperimento” anche in futuro?
RC - Stefania Capponi, amica di vecchia data, è già stata "voce narrante" nel brano "Incipit Vita Nova" che dava il titolo al cd del 2005, recitando alcuni versi in Latino.
Oggi Stefania è un valente avvocato, ma un tempo era una delle più belle voci di R.A.M. (Radio Antenna Musica), emittente che ebbe un grande successo nella nostra città.
E siccome l'amicizia è condivisione, Stefana è felicissima di darci una mano quando glielo chiediamo, anche lei pervasa da un contagioso entusiasmo …
Inutile nasconderlo … la “tradizione”, nell’ambito del rockrama attuale, sta ormai già da un po’ riconquistando l’interesse di pubblico e critica … come valutate questa situazione? Pensate possa favorirvi, in qualche modo?
ME - La valuto molto positivamente; il metal fu quasi ucciso una ventina di anni fa da uno dei fenomeni più sopravvalutati dell'intera storia della musica, vale a dire il grunge, di cui personalmente salvo ben poco. Fu un fenomeno transeunte, che però ha fatto in tempo a procurare tanti danni.
Ma ci sono opere degli antichi, diceva J.W. Goethe, che vivono di vita propria e si stagliano sullo sfondo di ciò che invece nasce già morto. Non ho idea se tutto ciò possa favorirci o meno; se intendi dire commercialmente, non lo so e francamente non m’interessa, perché quest’aspetto è gestito da persone ed organizzazioni che operano con logiche che non hanno molto a che fare con il lato musicale; se invece intendi dire artisticamente, mi limito a rilevare che i migliori, passata la tempesta, hanno rialzato la testa e hanno dimostrato di esserne usciti indenni.
E rimanendo sempre sul tema, voglio chiedervi anche un’opinione sul fenomeno di rivalutazione delle cosiddette “lost gems”, formazioni pressoché sconosciute riscoperte a posteriori e immesse a profusione in un mercato già di per sé in piena stagflazione … li considerate atti di “giustizia” o una semplice manovra di opportunismo discografico a “buon mercato”?
GR – Guarda, se ho ben capito, intendi dire che tanto materiale prodotto negli anni (da varie Band) in cui era difficile raggiungere le etichette viene ora riscoperto? Beh perché no? Troppe cose inespresse sono rimaste nei nastri di Band che non hanno avuto fortuna perché nate in Italia in quel determinato periodo purtroppo, quindi io credo meglio tardi che mai ...

ME - Perdonami ma per risponderti correttamente avrei bisogno di capire esattamente chi e cosa intendi per "lost gems". Chiaramente c'è stata un sacco di gente che aveva cose valide da esprimere ma non ne ha avuto la possibilità; in questo caso, è un bene che, anche a distanza di anni, formazioni del genere abbiano avuto una visibilità. Altrettanto chiaramente questo discorso non può essere applicato a tutti.
Parliamo ora dell’attività dal vivo … circostanza a voi, come accade a tutte le band di “livello”, particolarmente congeniale … quali sono le prospettive da questo punto di vista?
GR - Abbiamo dei contatti e sempre privilegiato un approccio "pochi ma buoni" ... possiamo solo dire: vedremo.
Domanda ovvia e inevitabile … quella dei “progetti futuri” …
GR - La nostra è una Band longeva ma come tutte le band vive di fasi up & down, intanto godiamoci questo momento che ci vede protagonisti di un’uscita di qualità, che crediamo ci appartenga e che avremmo dovuto avere anche in passato, parlo di produzione ecc. ecc. … per il futuro anche qui ti dico … si vedrà.
In conclusione, concediamoci un piccolo “tuffo nel passato”, prima con un doveroso ricordo dedicato a Piero Iatteri (membro fondatore del gruppo, purtroppo scomparso nel 2013) e poi chiedendovi di raccontarci qualcosa di quelli che il grande Della Cioppa definisce “The days of dream”, che vi hanno visto protagonisti …
RU - Con Piero abbiamo condiviso gli anni iniziali della nostra esperienza musicale, poi lui si è trasferito per motivi di lavoro ma è sempre rimasto in contatto con noi.
Piero era spontaneo, generoso, con uno stile musicale energico ma raffinato. Suonava il basso e la chitarra e aveva una potenza vocale impressionante. Per un periodo abbiamo fatto dei concerti con una formazione basso, chitarra e batteria. Eravamo compatti, ruvidi, ho un ricordo molto bello di quei giorni.

GR - Su Piero spendo volentieri più di due parole. Anche se, in effetti, abbiamo suonato insieme poco tempo, il contatto è stato sempre costante proprio negli ultimi mesi prima della scomparsa si parlava di tornare a far musica insieme. Quello che mi preme dire è che Piero ha segnato con i suoi Riff potenti tutta la prima parte della storia dei Synthesis fin da "The Price Of Glory" demo intriso della sua impronta così come per "Fires In The Night". In pratica sia io che Pieralisi in quel frangente non dovevamo far altro che ottimizzare quelli che erano brani già presenti nei suoi Riff, bisognava solo estrarli … fantastico, direi … proprio fantastico. Purtroppo però le vite difficili come la sua spesso riservano tante sorprese, voglio solo dire ciao Piero. In merito al “The days of dream” la mia idea è che il sogno per tanti non si sia spento, ecco perché siamo qui ora a parlare di musica nonostante tutto.
Nel ringraziarvi nuovamente, e nell’esortarvi a continuare così con un classico “keep the faith alive”, a voi il “microfono” per la conclusione …
Tutta la Band - Grazie come sempre per l'attenzione a tutti per tutto!
Intervista a cura di Marco Aimasso

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