Into the concept - Bolt Thrower: "Realm of chaos (Slaves to Darkness)"

copertina

copertina

band

band

Demone maggiore di Nurlge

Demone maggiore di Nurlge

Divoratori di Mondi

Divoratori di Mondi

Premessa


Devo ammettere che trovare un concept album in ambito death metal che esulasse dai soliti cliché (satana, smembramenti, serial killer) si è rivelata una impresa abbastanza difficile.
Come spesso accade la “folgorazione” avviene quando si sta facendo qualcosa d’altro e a livello subconscio come se qualche entità invisibile ti sussurrasse la risposta nell’orecchio.
Stavo riordinando le valigette in cui custodisco le mie preziose armate di Warhammer 40k quando d’un tratto ho esclamato: “Ma certo! I Bolt Thrower di ‘Realm of chaos’!!!!”
Con un sorriso sardonico stampato sul viso ho capito che è stato il Signore del Mutamento in persona a sussurrarmi la soluzione al mio problema e che non dovevo far altro che mettermi a scrivere con gli Inglesi a farmi da colonna sonora…

Games Workshop, Warhammer 40k ed il Regno del Chaos


Descrivere in poche parole il gioco di guerra da tavolo e il relativo background creato della multinazionale inglese Games Workshop è una impresa ardua anche per chi, come me, da moltissimi anni assembla, dipinge (bene) e gioca (non tocchiamo questo tasto…) a quello che è il più diffuso boardgames di stampo fantascientifico del mondo.
Per approfondimenti maggiori vi invito a collegarvi al sito della stessa GW, ai forum internazionali dedicati nonché ad alcuni siti creati e gestiti dagli appassionati che discernono ogni singolo elemento del copioso background del gioco accumulatosi in questi anni (fra tutti consiglio lexicanum40k).
Per completezza, prima di addentrarmi nell’analisi vera e propria dell’album in questione, proverò a riassumervi quello che sta di dietro a “Realm of chaos”, ovvero l’immaginario a cui gli Inglesi si sono ispirati per le liriche delle canzoni del loro secondo full-lenght.
Nel 31° millennio l’Imperatore dell’Umanità ha finalmente riunificato le popolazioni della Terra dopo la terribile Era dei Conflitti, stretto accordi con il Mechanicum di Marte e riunito le colonie del Sistema Solare. Il prossimo passo è quello di riportare in seno al neonato Imperium tutti i mondi colonizzati della galassia rimasti per millenni senza contatti con la Terra ed alla mercè di alieni e mutanti.
Per fare questo l’Imperatore ha bisogno di un esercito imbattibile di superumani geneticamente modificati, delle autentiche macchine da guerra - gli space marine - guidato da generali con poteri quasi divini, i primarchi.
Gli Déi del Chaos (Khorne, Nurgle, Slaanesh e Tzeentch in stretto ordine alfabetico) però ci mettono lo zampino e disperdono nella galassia le capsule in cui stanno crescendo i primarchi nel tentativo di abortire il progetto dell’Imperatore.
Ovviamente l’Imperatore non si perde d’animo e, approfittando della calma nelle turbolenze del warp (l’immaterium di pura energia in costante movimento in cui vivono le entità del Chaos, un non-luogo periglioso la cui navigazione però permette di collegare mondi anni luce distanti fra loro) da parte sua inizia la Grande Crociata per riunificare i pianeti colonizzati dall’uomo guidando personalmente gli space marine nel frattempo creati.
Durante la Grande Crociata, l’Imperatore si ricongiunge coi suoi figli dispersi e ad ognuno di loro assegna una legione di space marine con cui continuare l’opera fino a quando, dopo aver sconfitto un potentissimo impero di Orki su Ullanor, decide di ritornare sulla Terra per seguire dei progetti segreti e di affida al suo figlio prediletto, Horus il Signore della Guerra, il compito di continuare l’opera di riunificazione.
Horus però viene corrotto dagli Dèi del Chaos e convince diversi fratelli a seguirlo in quella che è passata alla storia come l’Eresia di Horus. Una terribile guerra civile, che vede coinvolti space marine contro space marine, devasta l’Imperium fino alle fondamenta fino a quando, nel tentativo di spodestare l’Imperatore, Horus assedia la Terra fino allo scontro finale con l’Imperatore stesso.
Horus perisce nel duello, ma l’Imperatore rimane gravemente ferito e viene successivamente rinchiuso sul Trono d’Oro in cui ancora oggi, nel 41mo millennio, si trova.
Le legioni traditrici, ormai allo sbando, abbandonano l’assedio e si ritirano lasciando una impressionante striscia di sangue, rifugiandosi infine nell’Occhio del Terrore, ovvero quella parte della galassia in cui mondo materiale e immaterium si fondono e dove le leggi della fisica e del tempo non hanno alcun valore.
Dai mondi demoniaci all’interno dell’Occhio del Terrore le legioni traditrici continuano nella loro guerra senza tempo e ancora oggi, dopo diecimila anni dall’Eresia di Horus, costituiscono, insieme a numerose razze aliene, una costante minaccia dell’Imperium.


I Bolt Thrower incontrano la GW


Nel 1989 i Bolt Thrower danno alle stampe il seguito di “In battle there is no law!”, “Realm of chaos (slaves to darkness)” utilizzando come titolo lo stesso di una bellissima espansione del boardgame e, addirittura, come cover la copertina del manuale di gioco di Rogue Trader (N.d.r.: la prima incarnazione dei Warhammer40k, se gli Dèi del Warp lo vorranno l’anno prossimo uscirà la sesta).
Il disegno di John Sibbick rappresenta quello che ancora oggi è una icona identificativa di Warhammer40k: un manipolo di space marine (del capitolo dei Magli Scarlatti) che spalla a spalla combattono indefessi contro una orda di Orki incuranti delle terribili ferite subite nello scontro.
Altrettanto “bellicoso” è il disegno scelto per il retro del cd, ovvero una unità di space marine degli Angeli Sanguinari in armatura terminator che falciano a colpi di bolter d’assalto i genestealer tiranidi all’interno di un relitto spaziale.
Immagine questa volta “rubata” da un altro gioco da tavolo di successo della Games Workshop, “Space hulk”.
Inoltre il booklet presenta una raccolta dei disegni degli artisti GW del periodo.

Musicalmente parlando, i Bolt Thrower appaiono ancora piuttosto acerbi, ma rispetto all’esordio danno l’impressione di aver trovato la strada giusta da seguire lasciando perdere il caos sonoro fine a sé stesso.
Altresì si nota che la band non ha ancora affinato in pieno quel riffing particolare che caratterizza tutt’oggi il loro songwriting (N.d.r.: quando parliamo di riff “a la Bolt Thrower” si intende l’incedere cadenzato tritaossa dalla sonorità piena ma non confusa), ed è ancora legata a doppio filo a strutture tipiche del death metal inglese di quegli anni anche se è indiscutibile l’introduzione all’interno dei vari pezzi di parti più rallentate (non parliamo però di doom) a spezzarne l’incedere.

Il Regno del Caos rivelato!


L’ intro ci introduce nel quarantunesimo millennio con la bellicosa dichiarazione di guerra degli space marine del chaos che promette morte e sofferenza ai propri nemici, ma è con “Eternal war” che i Bolt Thrower iniziano a picchiare sui propri strumenti. L’interessante riff portante viene a mio avviso prematuramente interrotto da una batteria che picchia fin troppo forte e che lo “soffoca” precocemente. Il testo parla, appunto, della guerra eterna che è destinata ad infiammare la galassia.
“Through the Eye of Terror” descrive la follia che permea i mondi situati all’interno. Luoghi modellati a piacere dai capricciosi Déi del Chaos ed in cui è assente qualsiasi legge scientifica a noi conosciuta, in cui legioni di demoni combattono continuamente agli ordini delle proprie divinità patrone.
Canzone cadenzata, con un buon riff modulato e distorto con cui i Bolt Thrower inseriscono i rallentamenti di cui sopra.
“Dark millennium” (titolo di una espansione del gioco) tratta ancora della tetra oscurità che permea il quarantunesimo millennio. Buona canzone con una chitarra “ronzante” che sfocia in un assolo a cascata nella parte finale in un crescendo di potenza.
“All that remains” ci descrive quello che resta dopo il passaggio delle legioni caotiche. Mondi contorti e bruciati, corpi lacerati e urla di disperazione. La traccia inizia con un riff lento e continua con un midtempo in cui il vocione di Karl Witters ci descrive gli scenari di cui sopra. L’incedere militaresco del pezzo lo rende uno dei migliori dell’album, l’idea di puntare più sulla pesantezza che sulla furia si dimostra vincente. Un prodromo di quello che saranno i Bolt Thrower negli anni successivi.
Con “Lost souls domain” ci addentriamo in uno dei mondi in cui regna la presenza di Nurgle, il Dio del Chaos del decadimento e delle malattie. Come non riconoscere nelle visioni di morte, nei venti fetidi, nell’agonia il tocco di questo Dio del Chaos?
Anche qui, come nella canzone precedente, i Bolt Thrower aprono con un riff cadenzato, per poi procedere con dei movimenti più dinamici e articolati. Soluzioni poi mutuate e sviluppate anche da altre band inglesi di alto livello dei primi anni 90 come i Benediction: quando si pensa ad una via inglese del death metal, non può non venire in mente questa impostazione nello scrivere una canzone.
“Plague bearer” ci presenta i demoni portatori delle malattie e della corruzione che costituiscono il grosso dell’armata demoniaca di Nurgle, ossia gli untori (plague bearer nell’originale inglese) e che solitamente sono accompagnati in battaglia da nugoli di mosche infette. Non un bello spettacolo…
Nei fatti siamo ancora alla presenza di un brano midtempo abbastanza standardizzato che però non decolla completamente e lascia il tempo che trova.
Segue poi uno dei brani migliori in assoluto di “Realm of chaos”, “World eater” tratta di una delle legioni traditrici che per prime seguirono Horus nel tentativo di detronizzare l’Imperatore: i Divoratori di Mondi guidati dal collerico e ferale Angron.
L’armata è costituita da sanguinari e sbavanti berzerker che cercano esclusivamente il corpo a corpo per smembrare e mutilare con enormi asce a catena chiunque si ponga innanzi. Seguaci del Dio del Sangue, Khorne, per loro la battaglia ha un unico scopo: far scorrere più sangue possibile ed aggiungere teschi al trono del proprio patrono.
Il riff tritaossa che regge la canzone è, a mio avviso, ancora attuale. La canzone ha una (fin troppo) brusca accelerazione proprio a metà dell’esecuzione ma, nel complesso, il pezzo è uno di quelli capaci di smuovere le membra se eseguito dal vivo.
“Realm of chaos” è entrato nella sua parte finale e il terzetto finale comincia con “Drowned in torment” in cui si parla di chi è sopravvissuto alla battaglia e degli incubi che si porta dentro. Pezzo veloce ma che non può certo esser considerato un valore aggiunto dell’album.
La titletrack che segue è una “visione” di ciò che dimora all’interno dell’Occhio del Terrore: scenari da incubo popolati da esseri maligni e perversi in lotta perenne fra loro per ricevere uno sguardo di attenzione dal proprio patrono in cui la morte è solo uno degli scenari possibili.
Abbiamo fra le mani un ottimo brano, ben sviluppato in cui la linea di chitarra principale che ne costituisce l’ossatura è fra le cose migliori del cd. A posteriori una delle cose da ricordare dei primi anni della carriera degli Inglesi.
L’album si chiude con una outro che rimembra la desolazione che rimane sul campo di battaglia dopo che le armate si sono ritirate in cui solo il suono del vento ha ancora qualcosa da dire.


Conclusione


“Realm of chaos” non è sicuramente il migliore album dei Bolt Thrower, però costituisce un passo importante nella crescita del sound di Karl Willets e Soci. La scelta di dedicare un intero lavoro all’immaginario di un gioco da tavolo allora ancora acerbo si è rivelata, a posteriori, unica nel suo genere. Forse irripetibile.
Il sottoscritto non nasconde il desiderio di vedere ancora, a distanza di anni, una collaborazione fra Bolt Thrower (chissà se mai uscirà il successore di “Those once loyal”) e Games Workshop anche se sono cosciente che è una utopia e nulla più.
Peccato perché nel quarantunesimo millennio i campi di battaglia sono più insanguinati che mai.

P.S.: le miniature nelle foto provengono dalle mie armate e le ho dipinte io. Perdonate l'eccesso di vanità al vecchio Corpse.

Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 18 novembre 2011 alle 07.32

Grande.

Leggi la discussione completa

Pubblicato il: 18/11/2011

In vendita su EMP
Copertina
14.99 € / CD (Digipak)
Copertina
Copertina
14.99 € / LP (Riedizione)
Copertina
18.99 € / LP (Ed. Limitata)
Copertina
9.99 € / 2-CD (Ed. Limitata)
Copertina
22.99 € / LP (Picture)
Ultimi articoli
Foto Spettacolab, la forza è...

Oggi negli articoli di Metal.it affrontiamo la questione dei video, dell'immagine che una band, agli esordi o meno, vuole dare di sè stessa agli ascoltatori, dato che ormai nel web...

Foto The Lords of Salem: la...

Quando leggerete questa recensione, saremo arrivati al 24 Aprile e The Lords of Salem sarà nei cinema italiani. Non ci saremmo mai sognati di spoilerare e togliervi la sorpresa! La...

Foto "Come Lupi tra le...

Davide Maspero e Max Ribaric gentilmente ci illustrano la genesi e i dettagli del saggio “Come Lupi tra le Pecore”, un’accurata indagine sul National Socialist Black Metal, già...

Foto Alessandro Gabrielli: una...

We Were Born To Follow (inseguendo Bon Jovi) è il titolo del nuovo libro di Alessandro Gabrielli , giovane scrittore italiano che ha così voluto celebrare pubblicamente un...

Facebook Facebook YouTube YouTube MySpace MySpace Twitter Twitter Last.fm Last.fm Picasa Picasa Web
Aggiungi notizia Segnala notizia Aggiungi concerto Segnala concerto
Loading