Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2008
Durata:57 min.
Etichetta:Frontiers Records
Distribuzione:Frontiers Records

Tracklist

  1. TWIST OF FATE
  2. FADED MEMORY
  3. HOLLOW GROUND
  4. REFLECTIONS
  5. ALL ALONE
  6. IN EVERY FROZEN TEAR
  7. SORROWS
  8. PRAYER FOR A DYING
  9. THE SOTRY UNFOLDS
  10. DREAM OF INSANITY
  11. FRAGMENTS
  12. TRUTH OF TOMORROW

Line up

  • Zoran Djorem: vocals
  • Jonathan Carlemar: guitar
  • Kristofer Von Wachenfeldt: keyboards
  • Fredrik Lager: bass
  • Micheal Sjoo: drums

Voto medio utenti

I Seven Tears sono una giovane band Svedese che giunge grazie alla nostrana Frontiers Records al suo primo disco con questo In Every Frozen Tear, e i più svegli fra di voi si saranno di certo accorti che non possono suonare il classico e ormai scontato Death Metal melodico, da cosa lo si evince? Semplice, dalla loro/nostra etichetta che li produce. Siamo nel più pompato e melodico Heavy Metal che ci possa essere, ma di quello impreziosito ogni tanto da delle eleganti spruzzate di AOR che non guastano mai, in perfetto equilibrio fra anni 80 e primi anni 90. La band sa muoversi con dimestichezza in questi sentieri, peccato però per una produzione che per il mio modesto parere non gli rende giustizia fino in fondo. Il "difetto" maggiore risiede nella sezione ritmica, il suono della batteria sembra completamente distaccato dal resto, in poche parole non mi convice molto. Ma per quanto riguarda la musica direi che il risultato è più che buono, senza rivoluzionare il genere che suonano riescono comunque a piazzare belle canzoni come la prima Twist Of Fate, Hollow Ground e Dream Of Sanity. La base è sempre la stessa, ossia riffs massici ma al tempo stesso melodici, ingraziati da una voce calda e decisamente versatile. Un buon lavoro lo svolgono anche le tastiere per mano di un ispirato Kristofer Von Wachenfeldt (nome semplice ed immediato) che sembra completamente a suo agio fra sonorità moderne che fanno utilizzo dei synth e delle solite melodie vellutate e potenti di un certo AOR. Un buon debutto, vediamo cosa gli riserva il futuro.
Recensione a cura di Andrea 'BurdeN' Benedetti

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