Copertina 7

Info

Anno di uscita:2002
Durata:54 min.
Etichetta:Daredevil

Tracklist

  1. RISE FROM THE ASHES (404)
  2. MOUNTAINS OF THE MOON
  3. THE DARKEST HOUR (MORNING STAR)
  4. MY ROTTEN KINGDOM
  5. HELLGATE
  6. BEYOND REDEMPTION
  7. EARTH 2012
  8. THE GHASTLY WORKSHOP OF HIRAM KYRAM
  9. FAREWELL BLUES (LIVE)

Line up

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Voto medio utenti

Non desta più sorpresa vedere una formazione italiana pubblicare un album grazie ad un’etichetta straniera, ma nell’ambito dell’heavy alternativo ciò è comunque ancora una novità, a causa della ridotta ampiezza e visibilità della microscena locale. I romani Skywise sono riusciti a convincere Jochen Boellath, boss della Daredevil, piccola ma attiva label tedesca che ha in catalogo tipi come Duster 69, Subversion, Shard, Transonic Science ed altri del genere, e già solo per questo il loro debutto meriterebbe attenzione. Ma al di là del contorno è la sostanza di questo cd a sorprendere piacevolmente, un tentativo monolitico di esplorare la direzione indicata dai seminali Sleep e dai loro “figliocci” High on Fire, nonché dagli oscuri Cathedral ed Electric Wizard. Paragoni impegnativi per questo settore, ma i nostri compatrioti ne escono fuori assai bene con il loro heavy-psych pesantissimo, roboante, con la giusta gradazione di tossicità ed ambizioni cosmiche, senza risultare però semplici copie di gruppi più famosi.
Nessuna concessione alla forma canzone, lunghe ed ipnotiche cavalcate guidate da un basso pompato e da riffs ossessivi ai quali è facile abbandonarsi, per scoprire a tratti violente accelerazioni ossianiche piene di groove alienante (“The darkest hour”). Effetti di moog spaziale contribuiscono ad alzare il tasso di acidità della musica e la voce, in questi casi presenza di complemento, sgravata da trilli e strilli subentra ogni tanto per spezzare l’azione di stordimento sonoro, carica di echi gelidi, e sottolinea le canzoni maggiormente spinte verso il doom psicotico (“Hellgate”, “The ghastly workshop…”).
C’è anche un intenso ammiccamento allo stoner ipersaturo (“Earth 2012”), che mi ricorda gli australiani Datura, ed anche qui la band offre una prova non scontata o copiativa, buon segno per i tempi a venire.
Naturalmente questo “Morning star” non ha suono né facile né leggero, il pachidermico incedere non è roba per tutti e poteva essere leggermente sfrondato, ma essendo opera prima si tratta di difetti comprensibili e giustificabili. Chi ha superato indenne la forca caudina di “Jerusalem”, con gli Skywise troverà pane per i suoi denti. Per fortuna anche da noi ogni tanto saltano fuori gruppi veramente interessanti.

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