Útgarðar - Fire Smoked Upon The Wolf's Back

Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2024
Durata:31 min.
Etichetta:Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum

Tracklist

  1. THE PYRES OF ÚTGARÐ
  2. YMIR AWAKENS
  3. TROLLS OF MUSPEL, TROLLS OF FROST
  4. FIRE SMOKED UPON THE WOLF'S BACK
  5. UNDER SOIL

Line up

  • Niðafjöll: drums, guitars, bass
  • Seiðr: guitars (lead), vocals, choirs

Voto medio utenti

Nell'esordio discografico degli Útgarðar si respira il Nord e si torna indietro alla prima metà degli anni '90.
"Fire Smoked Upon The Wolf's Back", in uscita in versione fisica per ATMF, ha, infatti, le sue radici ben salde nella Norvegia degli "anni d'oro" e trae linfa vitale dalla corrente Viking / Pagan del Black Metal, senza tuttavia dimenticare l'insegnamento fondamentale dei primi Darkthrone, soprattutto nel gelido, ed ipnotico, riffing di chitarra che molto deve a Fenriz e Noctruno Culto.

Una mera operazione nostalgia?
Senza dubbio no.

Gli Útgarðar, un duo internazionale formato da membri di Uada e Seid (non proprio gli ultimi arrivati dunque), sono abilissimi nell'essere tradizionali, omaggiando chi di dovere, ma risultando, in ogni caso, attuali, grazie ad un suono cristallino e gelido per mezzo del quale viene esaltata una mano in fase di songwriting tutt'altro che scontata capace, come è, di creare atmosfere letteralmente immerse nel ghiaccio, disturbanti momenti Ambient davvero "paurosi", intrecci di chitarra che, al pari del maestrale, risultano urticanti sulla nuda pelle, e un generale feeling maligno, ma epico, che attanaglia tutto il disco stringendolo nella morsa dell'inverno e accarezzandolo con mani prive di vita.
"Fire Smoked Upon The Wolf's Back" è un album emozionante nella sua crudezza, è un dipinto, grigio, di immagini del Grande Nord, è una manifestazione di barbarie vichinga quasi reale nella sua lividezza feroce, è un suono antico e battagliero nel quale, di certo, respirerete orgoglio e passione e dal quale, con altrettanta sicurezza, sarete spazzati via con violenza e misantropica intransigenza.
Di album del genere, sfortunatamente, ne escono sempre di meno, per tanti motivi, e quando si ha la possibilità di viaggiare con la mente attraverso canzoni come quelle che lo compongono e che, con forza, ci riportano alle suggestioni del Bathory vichingo e del nero dei fiordi, beh, allora, occorre farne tesoro e custodire nella propria anima oscura il piacere, maligno, di una musica, per me, eterna e poetica.
Esattamente come lo è il bruciare della fiamma più oscura.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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