Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:47 min.
Etichetta:Napalm Records
Distribuzione:Napalm Records

Tracklist

  1. SAINTS IN TORMENT
  2. CONTAMINATION
  3. PROGRESSIVE DESTRUCTOR
  4. SKULLS ADORN THE TRAITOR'S GATE
  5. BEHOLD THE BEYOND
  6. RETALIATION
  7. SAVAGE INTENT
  8. CHIMES OF FLAGELLATION
  9. BEHEADING OF THE GODHEAD
  10. THE POISON CHALICE

Line up

  • Erik Fleuren: Drums
  • Maurice Swinkels: Vocals
  • Harold Gielen: Bass
  • Twan van Geel: Guitars
  • Fabian Verweij: Guitars

Voto medio utenti

I Legion of the Damned, formazione Thrash Metal dei Paesi Bassi fondata nel 2004, ma in realtà già presente sulla scena musicale da molto tempo prima (1992) con il nome di Occult, si riaffacciano sul mercato a distanza di quattro anni dal loro ultimo lavoro in studio, “Slaves of the Shadow Realm” (2019), con il nuovo “The Poison Chalice”.

La line-up è ormai stabile dal 2011, fatta eccezione per un nuovo innesto: Fabian Verweij (Disquiet) alla seconda chitarra.
Gli olandesi non sono certo un gruppo che segue le mode o dediti all’innovazione, e neanche ci si può complimentare con loro per l’originalità. Hanno già inciso sette dischi prima di questo – considerando quelli usciti con l’attuale monicker – e tutti propongono un Thrash old-school che trae palesemente ispirazione dai primi Kreator, e in misura leggermente inferiore dagli Slayer, con un alone Black/Death più accentuato ad irrobustire il loro sound.

Ho sempre pensato che fossero una formazione sprecata, poiché con l’impressionante arsenale bellico di cui dispongono non sono mai riusciti a sparare il colpo grosso, né a ricavare un’identità vera propria che li possa contraddistinguere. La loro forza d’urto ha sempre trovato come maggior avversario proprio sé stessa, in quanto a causa del suo essere nichilisticamente incessante, priva di sfumature, si auto-neutralizzava in atmosfere che finivano per apparire monocorde; a rafforzare ulteriormente questo difetto è sempre stato anche il cantato di Maurice Swinkels, il quale nonostante la grande cattiveria di cui fa sfoggio, pecca frequentemente nell’arte interpretativa finendo così per appiattire i brani.
Nonostante ciò io ho sempre creduto in questa band e continuo a farlo…poiché “l’arsenale” c’è.

Finalmente le attese vengono perlomeno in parte ripagate.

Non fraintendiamo, a scanso di equivoci è bene chiarire che non siamo di fronte a niente di sorprendente, ma ad un disco Thrash/Death dalle tinte Black suonato come si deve, con tracce che denotano una “freschezza” compositiva inusitata per i Legion of the Damned. Quel che fa la differenza, e da il valore aggiunto a “The Poison Chalice” rispetto agli altri loro album, è la lieve innervazione melodica che pervade il muro sonoro eretto dai cinque olandesi, che consente di spezzare l’atmosfera totalmente asfittica e monolitica che di solito li contraddistingue, a favore di un approccio leggermente più variegato e catchy. Si tratta di sottigliezze, non si deve pensare a sconvolgimenti della loro proposta, ma che altresì non devono essere trascurate.
Sono sfumature che molto probabilmente derivano proprio dal nuovo arrivato, Fabian Verweij, il quale oltre che nel songwriting si fa notare egregiamente nel suo mestiere anche in ambito solista.

Il platter è composto da 10 canzoni per un totale di quasi 48 minuti, non tutte sono sul solito livello qualitativo, la parte iniziale è indubbiamente la più entusiasmante, con “Saints in Torment”, “Contamination”, “Progressive Destructor” e “Skulls Adorn the Traitor’s Gate”(quest’ultima caratterizzata da un forte mood Black dove la vena melodica si fa più importante). Si prosegue con il mid-tempo ruffiano di “Behold the Beyond” e dopodiché – dalla sesta traccia – si ha una flessione qualitativa al ribasso per poi rialzare la testa sul finale con la title-track. Song altalenante dalle atmosfere oscure dove emergono e si sintetizzano prepotentemente le piccole svolte intraprese dai Legion.

Per quanto riguarda i testi invece non vi è moltissimo da segnalare, si muovono sulle stesse coordinate a cui ci hanno già abituato da anni: anticristianesimo, satanismo, occultismo, scenari apocalittici (è presente anche qualche accenno alla recente pandemia in “Contagion”), guerre nucleari e ribellione sociale. Quest’ultima trattata sotto forma di provocazione nei confronti di una società ipocrita che fonda il suo credo sulla repressione e la rimozione delle pulsioni, nel segno di una falsa manifestazione di bontà.

La produzione svolta ai Toneshed Recording Studio, Horst, The Netherlands, è di ottimo livello, moderna e leggermente più levigata rispetto a quella dei suoi predecessori.

Possiamo affermare che “The Poison Chalice” sia un ottimo rientro per i Legion of the Damned, sicuramente uno dei loro migliori LP.
Adesso vi è da sperare che i cinque thrashers riescano a far germinare i nuovi semi in esso contenuti.

Recensione a cura di DiX88

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