Copertina 6,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2022
Durata:40 min.
Etichetta:Personal Records / Jawbreaker Records

Tracklist

  1. HOT BLOODS ON THE LOOSE
  2. ABLAZE AT MIDNIGHT
  3. POWER DIVE
  4. INTO THE LIGHT
  5. KING KILLER
  6. THE TOMB OF KHENTIKA IKHEKI
  7. MOONLESS NIGHT
  8. HARPY ON THE WING

Line up

  • Klay Mensana: vocals
  • Alvin Goreman: guitars
  • Luke Lethal: guitars
  • Sci-Man: bass
  • Eric Nukem: drums

Voto medio utenti

Tra le band che hanno saputo rievocare in maniera piuttosto fedele le atmosfere della seconda ondata della N.W.O.B.H.M., scopriamo gli Acid Blade, attivi da pochi anni, visto che si sono formati nel 2019 in quella che era la loro prima incarnazione sotto in moniker di Angel Blade.

Poco educati e un po' sgraziati, i cinque tedeschi (di Dresda) partono subito all'assalto con "Hot Bloods on the Loose" dove mostrano i muscoli senza alcuna concessione a spunti melodici. Giusto il tempo di storcere il naso sia per un guitarwork disordinato, da parte della coppia Alvin Goreman e Luke Lethal, sia nella prova vocale di Klay Mensana, ed è il momento della seconda traccia, l'incalzante "Ablaze at Midnight", all'insegna della miglior N.W.O.B.H.M. e con una bella prova d’assieme, che mi porta a reprimere quel senso di diffidenza che stava già iniziando a delinearsi.
Così, indeciso sul da farsi, ho pensato che la traccia successiva, la titletrack peraltro, potesse aiutarmi a schiarirmi le idee. E, infatti, "Power Dive" non può che far accrescere il mio apprezzamento verso gli Acid Blade, che qui si gestiscono più che discretamente tra influenze british (Grim Reaper, Blitzkrieg, Chateaux…) e un tocco ancor più demodé che parrebbe guardare agli svedesi Heavy Load.
Le prime battute di "King Killer" mi hanno fatto subito pensare ai primi Iron Maiden, un'influenza sicuramente evidente che comunque si divide la scena con un rimando ai Cirith Ungol, ed in effetti Tim Baker potrebbe essere un buon riferimento per descrivere lo stile di Mensana. Non so se è un caso ma anche "The Tomb of Khentika Ikheki" sembrerebbe rimandare alla band di Ventura, accentuando i toni epici ed oscuri, aggiungendoci un pizzico di Cloven Hoof e grazie anche ad una bella prova del cantante, più a suo agio in questi contesti che nel cercare di rincorrere i vari Brian Ross, Ian Swift e Rick Mythiasin oltre che il già citato Baker. E ce lo conferma nella successiva "Moonless Night", un bell'episodio sulla falsariga dei primi Queensryche, direi anche il più brillante dell'album assieme alla già citata "Ablaze at Midnight"... ma non è che gli Acid Blade danno il meglio di loro proprio di notte?

C'è ancora tanta ingenuità nei solchi di "Power Dive", ma credo che gli Acid Blade abbiano aperto uno squarcio temporale sugli eighties dal quale hanno saputo attingere con passione e cognizione.
Devono solo mettere un po' d'ordine nella fase esecutiva e soprattutto negli arrangiamenti - alcuni brani vengono chiusi in maniera troppo repentina e frenetica - e con il prossimo album potrebbero sorprenderci.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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