Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2002
Durata:51 min.
Etichetta:VideoRai Linea Metal
Distribuzione:Fonola dischi

Tracklist

  1. MELLOW YELLOW
  2. ANGEL ( FROM VENIAN)
  3. BLOODY MINDS
  4. RISE FROM YOUR GRAVE
  5. DON’T BRING MY SOUL
  6. PRIDE
  7. INTERNAL SUFFERING
  8. SUBLIMINAL DEVASTATION
  9. SPLATTER
  10. WELCOME TO YOUR DOOM
  11. F.O.D.
  12. TIME (TO KILL)

Line up

Non disponibile

Voto medio utenti

I milanesi Pigspeed, per oltre un decennio confinati nella scena underground locale, sono finalmente riusciti a firmare un contratto discografico, offerto loro da una piccola ma fiorente label italiana. Per anni ho assistito ai loro concerti sperando che qualcuno si accorgesse delle loro effettive qualità artistiche, ma a memoria d’uomo non ci sono mai stati talent–scouts che bazzicassero i nostri ambienti, e che soprattutto esprimessero il benché minimo interesse per gruppi dediti al thrash-metal di stampo prettamente ottantiano. Spronati dal detto “Se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto”, i Pigspeed hanno alfine deciso di darsi da fare da soli riuscendo così ad ottenere il tanto sospirato contratto.
Don’t Bring My Soul è il risultato di circa 15 anni d’impegno e coerenza musicale: il sound della band è rimasto ancorato a quelle che vengono giustamente considerate le pietre miliari del thrash (leggi: Anthrax, Overkill, Sodom, Kreator, Destruction, Slayer vecchio stampo, ecc.) con contaminazioni death-metal soprattutto per quanto concerne la voce. Fabiano Borsani e soci hanno scelto i 12 brani più rappresentativi del loro repertorio, 12 ottime canzoni che evidenziano la preparazione tecnica e la grinta del combo, ma purtroppo ,e lo scrivo con sincero rammarico, non hanno tenuto conto di alcuni elementi fondamentali dai quali non si può prescindere per ottenere un buon disco e hanno finito così col penalizzare il loro operato, altrimenti molto buono.
Innanzitutto la produzione è di qualità sotto la media : Don’t Bring My Soul suona più come un demo che come un album vero e proprio. L’assoluta assenza di un produttore artistico non ha giovato alla band priva di precedenti esperienze da studio. Come se non bastasse , altro particolare negativo ma certamente d’inferiore rilevanza, i testi delle canzoni sono a tratti scorretti, o scritti in inglese non propriamente in uso.
Non mi resta che sperare che le prossime produzioni dei Pigspeed siano degne della loro esperienza musicale e del loro talento. Per ora auguro al gruppo ogni bene possibile e una carriera redditizia durante la quale venga a galla il loro impegno e la loro grande determinazione.
Recensione a cura di Lucia 'Lu' Ceriani

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