(Spv / Audioglobe)Frampton Peter - Fingerprints

Copertina Non sono molti gli artisti ricordati quasi esclusivamente per un live album, talmente perfetto da offuscare tutta la loro produzione successiva. E’ quello che è successo a Peter Frampton, nella memoria della maggioranza degli appassionati del rock solamente grazie al celeberrimo "Comes alive", uno dei dischi più venduti della storia di questo fantastico genere musicale.
Ci ha provato molte volte, il buon Peter, a farsi apprezzare anche per altre sue performance, ma nell’immaginario collettivo è rimasto il ragazzo eletto "rock star of the year" dalla "bibbia" Rolling Stone sull’onda lunga del successo di quel lavoro comunque, è bene ricordarlo, davvero esemplare nel catturare il talento, l’energia e il carisma del chitarrista nato in Inghilterra che prima della sua carriera solista aveva contribuito a far diventare gli Humble Pie una delle bands fondamentali per lo sviluppo dell’hard-rock.
Ora Frampton, a distanza di un trentennio circa da quel momento magico, ci riprova ancora una volta, e il sex-symbol che nei seventies faceva impazzire le adolescenti con i suoi boccoli biondi, è diventato un attempato signore che già nel 2003 aveva cercato, con il piuttosto buono "Now", di far "circolare" nuovamente il suo nome e che con questo albo completamente strumentale tenta di riguadagnare credito anche tra i "tecnici" della chitarra.
Ovviamente non stiamo parlando di virtuosismi esasperati o di gare di velocità fini a loro stesse, ma di rock, di blues e di fusion suonati col cuore e con quella versatilità, ispirazione e "sicurezza" che solo i grandi dello strumento possiedono.
La presenza di parecchi ospiti illustri che si chiamano Charlie Watts e Bill Wyman, gli Shadows Hank Marvin e Brian Bennet, Warren Haynes di fama The Allman Brothers e Gov’t Mule, il saxofonista Courtney Pine e ancora Matt Cameron e Mike McCready dei Pearl Jam, contribuisce ad incrementare la qualità di un dischetto che appare molto rilassato e senza alcuna forma di "pressione", una bella situazione creativa libera di spaziare senza condizionamenti.
L’albo è gradevole nella sua totalità anche se è impossibile non citare innanzi tutto la versione per soli strumenti dell’hit dei Soundgarden "Black hole sun" (caratterizzata dall’uso della classica talk box), con l’apporto di Cameron (ma guarda!) e Mcready, e poi una robusta e originale "Blowin’ smoke" sempre con la stessa sezione ritmica, la trascinante blues ‘n’ funk "Boot it up", il sofferto "bluesaccio" "Blooze" con la polverosa slide di Haynes, una gradevole "Cornerstones" (rhythm section courtesy of Rolling Stones), per finire con un intrigante "Souvenirs de nos perès", vera delizia per i fans del gigante del jazz gitano Django Reinhardt.
La classe, la fantasia, la passione e la sensibilità sono sempre ad altissimo livello anche senza gli isterismi degli anni settanta e "Fingerprints" si rivela un ascolto maturo e divertente, eccellente per il fedele pubblico di Peter Frampton e una proficua lezione per chi (musicisti compresi) avesse dei dubbi sul significato della parola feeling.

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Genere: Guitar Hero
Anno di uscita: 2006
Durata: 56 min.
Tracklist:

  1. BOOT IT UP
  2. IDA Y VUELTA (OUT AND BACK)
  3. BLACK HOLE SUN
  4. FLOAT
  5. MY CUP OF TEA
  6. SHEWANGO WAY
  7. BLOOZE
  8. CORNERSTONES
  9. GRAB A CHICKEN (PUT IT BACK)
  10. DOUBLE NICKELS
  11. SMOKY
  12. BLOWIN' SMOKE
  13. OH, WHEN ...
  14. SOUVENIRS DE NOS PERES

Line up:

  • Peter Frampton: guitars
  • Gordon Kennedy: guitars
  • John Regan: bass
  • Shawn Fichter: drums
  • Arthur Stead: keyboards

Voto medio utenti: Nessun voto

7
Recensione a cura di
Marco Aimasso
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