Copertina SV

Info

Anno di uscita:2020
Durata:48 min.
Etichetta:SPV Steamhammer
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. GOOD TIMES BAD TIMES
  2. NEVER IN MY LIFE
  3. SPACE TRUCKIN'
  4. I'M DOWN
  5. JUMPING JACK FLASH
  6. POLITICIAN
  7. LOLA
  8. 30 DAYS IN THE HOLE
  9. MANIC DEPRESSION
  10. KICKS
  11. WE GOTTA GET OUT OF THIS PLACE
  12. SHE

Line up

  • Ace Frehley: guitar, vocals
  • Lita Ford: vocals
  • Robin Zander: vocals
  • Jeremy Asbrock: guitar
  • Ryan Spencer Cook: guitar
  • John 5: guitar
  • Bruce Kulick: guitar
  • Philip Shouse: bass
  • Alexc Salzman: bass
  • Rob Sabino: keyboards
  • Matt Star: drums

Voto medio utenti

Lo ammetto, ho sempre provato un’estrema simpatia per Ace Frehley, il più gigione dei quattro Kiss. Sarà per la sua attitudine fottutamente rock and roll piena di vizi ed eccessi, sarà per le sue cicatrici in faccia, segni della sua gioventù passata in una gang del Bronx, sarà per il suo caratteristico sound tutto Les Paul e Marshall, fatto sta che non ho mai ben digerito come sono andate le cose con gli altri tre, e probabilmente se Gene e Paul fossero stati meno despoti e lo stesso Ace fosse riuscito a tenere un po’ più a bada le sue dipendenze, la carriera dei Kiss e la storia del rock avrebbero preso una piega differente.

Le cose però sono andate come ben sappiamo, quindi inutile piangere sul latte versato. Ritroviamo lo Spaceman, ormai alla soglia dei 70 anni, alle prese con il secondo volume di “Origins”, a quattro anni dal primo volume e a due dal suo ultimo lavoro inedito. Aveva senso pubblicare un altro album di cover? Beh, il fatto stesso che il primo portasse la dicitura ‘Vol. 1’ nel titolo lasciava presagire che prima o poi sarebbe arrivato quanto meno un ‘Vol. 2’, ed infatti eccolo qui. A questo aggiungiamo che, come già detto in sede di recensione di Spaceman, il buon Ace non deve dimostrare più nulla a nessuno, quindi ben venga questo nuovo capitolo che ci fa scoprire quali sono le band, e i pezzi in particolare, che hanno influenzato lo stile chitarristico e compositivo del nostro Uomo dello Spazio. Ovviamente, come per tutte le operazioni di questo tipo, la cosa va presa per quello che è, parliamo di un album messo su per puro divertimento, quindi non state qui a fare retorica becera perché non è proprio il caso.

Come per il primo volume, le band scelte sono quelle basilari dei sixties e dei seventies, ovviamente, e di nuovo Frehley va a pescare, salvo qualche caso, alcuni brani più di nicchia rispetto a quanto potremmo aspettarci a primo acchito. È il caso, per esempio, di I’m down, che arriva dal primissimo periodo storico dei Beatles (era la B-Side di Help!, 1965), qui vitaminizzata a dovere, oppure di Politician, che di certo è un ottimo brano, ma altrettanto certamente non è il primo che vi può venire in mente se vi parlo dei Cream. O ancora, Manic depression di Hendrix o Space truckin’ dei Deep Purple, splendide ma meno famose di una Hey Joe o di una Smoke on the water. Questo tentativo di non scadere nel banale è assolutamente apprezzabile, così come lo sono gli immancabili ospiti che arricchiscono questa carrellata di cover. Se nel primo volume erano presenti Slash, il suo vecchio compare Paul Stanley e John 5 e la biondissima Lita Ford, che ritroviamo anche in questo nuovo capitolo, la lista si allunga con la presenza di Robin Zender e Bruce Kulick, giusto per non farci mancare niente.

Come per il precedente capitolo, Ace cerca di rimanere abbastanza fedele alle versioni originali, non mancando, però, di irrobustirle quando serve, come nel caso dei Beatles, o di imprimere comunque il suo marchio, soprattutto a livello di sound di chitarra e di assoli. Quello che dispiace, come sempre, è che anche questa volta abbia deciso di occuparsi delle vocals, perché, come già sottolineato più volte, la sua voce non è certo un portento, e se avesse deciso di coinvolgere più ospiti e di fargli carico delle parti vocali, il risultato finale ne avrebbe senza dubbio giovato.

Poco altro da aggiungere, se non segnalare l’immancabile cover dei Kiss, She, certamente autoreferenziale, ma lui può permetterselo. Se volete passare 3/4 d’ora in spensieratezza ascoltate pure tranquillamente l’album e prendetelo per quello che è, come già detto in apertura, senza troppe pippe mentali. Non ve ne pentirete.
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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