Copertina 9

Info

Anno di uscita:2014
Durata:51 min.
Etichetta:Lifeforce

Tracklist

  1. REFULGANCE (INTRO)
  2. IN DREAMS
  3. THE THOUGHT THAT I SAW YOU
  4. IN THESE WATERS
  5. INMOST LIFE
  6. GIANT
  7. GROWING FEAR
  8. THE THEME
  9. AN ENDLESS STANDOFF
  10. TRUTH IS A LIAR
  11. WISH TO LEAVE
  12. BORN DEAD
  13. FAKE LIGHTS IN THE SKY

Line up

  • Benjamin Schenk: vocals & guitars
  • Sascha Jeger: guitars
  • Danny "Bruno" Dorn: bass
  • Patrick Hof: drums

Voto medio utenti

Last Leaf Down è una band elvetica che pur esistendo dal 2003 solo oggi, nel 2014, riesce a dare alle stampe il disco di debutto, il qui presente “Fake Lights”.
Partiamo dalla fine, ci sarà pure voluto un decennio ma ne è valsa la pena.
Shoegaze rock che strizza l’occhio alla new wave e alla musica ambient.
Atmosfere pompose e sognanti, attraversate da venature liquide, oniriche, con melodie che entrano dentro e ti lacerano nella loro struggente bellezza.
Le prime quattro canzoni, fino a “These Waters”, rasentano il capolavoro, sebbene mostrino già quello che può essere un punto debole del disco, ovvero una certa sensazione di deja-vù la quale, tuttavia, si dipana con i ripetuti ascolti del disco. Ad un primo acchito le canzone parrebbero somigliarsi tutte, ma man mano che si ascolta con attenzione il disco ci si rende conto che è il mood ad essere simile, ma i contenuti cambiano.
Immaginate un misto tra Katatonia, ultimi Alcest, e i Radiohead più intimi.
La produzione è ottima, con un tocco retrò che unito al suono delle chitarre crea atmosfere tipicamente autunnali, romantiche, letteralmente da brividi. Il disco giusto al momento giusto.
Ascoltare “Fake Lights” assomiglia a un viaggio, ad un lenta discesa nell’oblio dei sensi, ad un’esperienza sensoriale, soprattutto se fuori è il crepuscolo e il sole, freddo, è ormai all’orizzonte.
Un valore aggiunto è la voce del singer, Benjamin Schenk, eterea, quasi nascosta tra le pieghe delle progressioni di chitarra o del freddo pulsare dei synth.
Uno dei dischi dell’anno. Sicuramente superiore a quello degli Alcest. Fatelo vostro.





Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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