Lo scherzo è bello quando dura poco.
Evidentemente
Cal Scott, mente unica degli
Umbah, non è a conoscenza del celebre detto.
Dal 1996, infatti, con scadenza quasi regolare, se si eccettua una pausa dal 2003 al 2005 ed un'altra dal 2009 al 2012, ha rilasciato un disco all'anno inondando il mercato musicale di "gioielli" dei quali nessuno, penso, sentiva il bisogno.
Un mix senza capo ne coda di elettronica, industrial, emb, goth ed accelerazioni death/grind è la miscela sonora "inventata" dal nostro prode inglese e sviscerata in lungo ed in largo nei precedenti dodici (!) dischi e nel nuovo
"Enter the Dagobah Core".
Il risultato?
Una musica
confusionaria che non sa da che parte andare e che, per questo, non ha una identità: non è elettronica d'assalto, non è metal, non è avant-garde.
In poche parole non è niente.
E niente vale questo disco.