(Relapse)Baroness - Blue Record

Copertina Non si può certo dire che i Baroness abbiano grande fantasia per il titoli (come disse qualcuno, "magari avvisateli che il Black Album esiste già" powered by Attila), ma fortunatamente il gruppo compensa ampiamente sul lato musicale.
Questo secondo "Blue Record" riprende il discorso là dove era stato lasciato in sospeso con "Red Album", pur non essendone una copia sputata: mi viene difficile riuscire a catalogare la proposta del gruppo, in grado di unire un'anima rock dalle spiccate reminescenze settantiante arricchite da una vena vagamente psicheledica e progressiva. Come sempre bene in primo piano le due chitarre che intrecciano melodie, anche se questa volta i Baroness paiono giocare più sull'emozionalità che sull'impatto. Largo spazio quindi a divagazioni strumentali ed agli intrecci polifonici delle voci di John Baizley e Summer Welch, che già sul primo "Red Album" avevano convinto ed emozionato miriadi di ascoltatori. Pezzi dal sapore progressivo e dall'andamento sognante, talvolta più intimo (come nell'acustica "Steel That Sleeps The Eye", "Blackpowder Orchid" o nei vari intermezzi melodici che infarciscono i brani) e talvolta più deciso e calzante, più rock che metal in senso stretto. "Blue Record" è forse meno immediato rispetto al suo predecessore, più ricercato e più stratificato, un disco che non va mollato dopo i primi ascolti, e che al contrario va assimilato con un po' di costanza e dedizione. Attenzione: non sto dicendo di FARVELO PIACERE, solamente non è un disco immediato nè di facile assimilazione, ancora meno di "Red Album". D'altronde dopo qualche ascolto imparerete ad amare pezzi veramente intensi ed emozionali come "A Horse Called Golgotha", "The Sweetest Curse" (dall'incedere vagamente danzereccio), "Swollen & Halo" o "Ogeechee Hymnal", giusto per menzionare gli episodi più convincenti.
Tutto l'album comunque si attesta su livelli eccelsi e non deluderà i fan della prima ora, che troveranno in "Blue Record" pane per i loro denti. D'altronde già con "Red Album" i Baroness ci avevano mostrato di avere la stoffa giusta, e con questo nuovo disco ci hanno confezionato proprio un bel vestitino.

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Ultime opinioni dei lettori

Avatar japs
Voto: 3,0Blue

Preferivo di gran lunga Red Album un album stratosferico.. sicuramente l'effetto sorpresa in questo album viene a meno.. Io torno ad ascoltare i Mastodon

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Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 18 dicembre 2009 alle 22.09

Io so solo una cosa: ho inserito il cd nel lettore e... STANNO PER ESPLODERE LE CASSE! Uuuuuuuuuuuuhhh! Fantastici! E' dai tempi dei Grip Inc. che non mi entusismavo tanto per un nuovo gruppo (almeno, nuovo per le mie orecchie!). Spaccano alla grande, hanno tantissime idee (tanto che in ogni pezzo ci sono almeno 10 soluzioni diverse), ed il cantante ha una voce davvero potente ed espressiva. Il mio voto è 8, assolutamente!

Avatar Inserito il 04 novembre 2009 alle 12.47

Non Male.. :-)

Avatar Inserito il 03 novembre 2009 alle 15.31

Forse preferisco ancora il red album, ma anche questo è molto valido

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Genere: Alternative
Anno di uscita: 2009
Durata: 44 min.
Tracklist:

  1. BULLHEAD’S PSALM
  2. THE SWEETEST CURSE
  3. JAKE LEG
  4. STEEL THAT SLEEPS THE EYE
  5. SWOLLEN AND HALO
  6. OGEECHEE HYMNAL
  7. A HORSE CALLED GOLGOTHA
  8. O'ER HELL AND HIDE
  9. WAR, WISDOM AND RHYME
  10. BLACKPOWDER ORCHARD
  11. THE GNASHING
  12. BULLHEAD'S LAMENT

Line up:

  • John Baizley: guitar, vocals
  • Peter Adams: guitar
  • Summer Welch: bass, vocals
  • Allen Blickle: drums

Voto medio utenti: Voto: 3,0

8,5
Recensione a cura di
Michele 'Coroner' Segata
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