Eternal SIlence: molto più che silenzio!

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In occasione dell'uscita di "Timegate Anathema" (potete leggere la recensione QUI, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Marika Vanni, vocalist degli Eternal SIlence. Ecco cosa ci ha risposto!

Ciao Marika e benvenuta su Metal.it! L’occasione per parlare un po’ insieme è l’uscita del nuovo album “Timegate Anathema”, io direi di partire proprio da qui! Cosa significa il titolo, e magari ci potete spiegare un po’ questo artwork ‘duale’…
Ciao a tutti e grazie per l’accoglienza!
Possiamo tradurlo con “La maledizione della porta del tempo” per darne un senso immediato, ma ciò che ci sta dietro è più ampio, una sorta di venerazione ed odio per il tempo stesso, per la sua ciclicità, per la vita e tutte gli ostacoli che dissemina lungo i nostri cammini, la narrazione di episodi della vita di molti attraverso metafore ed immagini rubate alle menti.
L’artwork realizzato da Hans Trasid (Disart Design), ormai nostro fidato illustratore, rappresenta Giano detto “Bifronte”, ancestrale Dio Romano del tempo, degli inizi, tangibili e non, dei cicli naturali delle porte e dei passaggi che con una faccia guarda al passato ed una al futuro.
Qui a metal.it il symphonic metal ha sempre un faro addosso, un’attenzione non sempre benevola, dovuta al fatto che molte bands del settore puntino un po’ troppo sull’immagine, e un po’ troppo poco sulla musica… che ne pensate?
In un mondo che sempre più facilmente porta con un click su schermi di ogni dimensione musica, video e concerti, l’immagine ha per forza un ruolo importante, ma come ogni cosa, essa è solo la prima impressione, una sorta di formale presentazione della band agli occhi di tutti, un supporto a quello che si scoprirà proseguendo la visione.
Quello che davvero conta, o almeno, quello che davvero dovrebbe contare nel mondo della musica è la musica stessa, al di là di gusti diversi, la qualità del materiale proposto deve essere al primo posto, sia come formale presentazione, sia, soprattutto, come contenuti ed esecuzioni, nella musica ci sono emozioni forti, come nei testi che l’accompagnano, cerchiamo di non dimenticarlo.

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Come nascono le vostre canzoni? Avete un metodo collaudato, che riproponete ogni volta, o magari stavolta avete seguito un percorso diverso dal solito?
Da sempre il nostro indiscusso compositore è Alberto (compositore, cantante e chitarrista), lui lascia libero sfogo alla sua creatività, compone, ci sottopone i brani, le linee vocali, e poi ognuno mette tutto sé stesso nella personalizzazione di quello che è la propria parte ed insieme giungiamo ai ritocchi finali.
La base è stata questa anche per questo album, anche se ci sono state delle sperimentazioni, la collaborazione tra Alberto ed Enzo nella stesura dei pezzi e il provare a costruire musica e orchestrazioni attorno ad un testo ed alla sua linea vocale.
Possiamo dire che anche queste nuove strade ci siano piaciute e non escludiamo di poterle ripercorrerle, e perché no, cercarne altre da scoprire.
Nella vostra bio parlate di influenze gothic… Potreste darci qualche nome di riferimento, a cui vi siete ispirati sin dalle origini?
Possiamo parlare prettamente di influenze gothic per quanto riguarda i testi e le ambientazioni che cerchiamo di riproporre nei nostri brani ispirandoci anche a racconti di vampiri, magia ed occultismo; sicuramente, essendo noi almeno degli anni ’90, abbiamo potuto ascoltare quello che è il gothic di quegli anni, citiamo i Theatre of Tragedy la cui peculiarità era la cristallina voce femminile, successivamente le varie band che a loro volta hanno tratto ispirazione dalle origini del gothic come Cradle of Filth, Within temptation, Evanescence, Theatres des Vampires e molti altri come loro.

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Molte bands, in questo periodo a cavallo del Covid, hanno fatto di necessità virtù, e hanno sfruttato il tempo lontano dai concerti per pubblicare un album in più, o per spostare in avanti il lavoro in studio. È questa l’origine di “Timegate Anathema”, o nel vostro caso la pausa-Covid ha influito ben poco?
L’album era già in lavorazione da un po’ di tempo, abbiamo approfittato della pausa forzata per renderlo ancora più nostro, e più lo studiavamo e più volevamo mostrarlo a tutti, ma dal vivo, cercando di trasmettere le nostre emozioni, per quanto a volte sia difficile riuscire ad esternarle appieno, così abbiamo posticipato l’uscita attendendo tempi migliori.
Quali sono le tematiche che preferite affrontare, nei vostri lavori? Ho notato argomenti per così dire ‘esistenziali’…
Non ci sono mai piaciute le storielle banali, per noi la musica è Vita, ed è proprio alla vita ed al Tempo di cui essa è parte che abbiamo dedicato l’intero album, ci ispiriamo a racconti (ad esempio il Principe Felice di O. Wild, La Maschera della Morte Rossa di E. A. Poe, The Executioner di P. Lagerqvist) estrapolandone i significati, e gli eventuali insegnamenti, ad esperienze personali, profonde, che portano a cambiamenti, alle domande che a volte ci riempiono la mente, annebbiando il nostro cammino in cerca di risposte che possano rischiararlo.
Cerchiamo di mettere tutto di noi stessi, condividendo col mondo ciò che siamo.
Che rapporto avete con le altre bands della scena italiana? C’è davvero una certa fratellanza e condivisione, o notate un certo snobismo e un po’ di puzza sotto il naso da parte di qualcuno?
I rapporti tra bands sono rapporti tra persone, ci sono simpatie e antipatie, alleanze e non, nulla di diverso da quella che è la vita di tutti i giorni, di tutti noi, credo che puntare i riflettori su questi aspetti non possa portare ad altro che intensificarli.

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Come vi approcciate al live? Lavorate con una backing track con il click, sulla quale poi suonate, o preferite un approccio più ‘raw’, suonando i brani direttamente e senza sovrastrutture?
Inizialmente non utilizzavamo supporti diversi dagli strumenti suonati, ma escludendo le tastiere live, abbiamo optato per la registrazione di strumenti non presenti sul palco per creare delle basi che sostenessero i brani; debbo dire che non siamo pentiti di questa scelta perché in questo modo possiamo portare dal vivo ogni brano nella sua forma completa, senza dover rinunciare a qualche parte o a qualche strumento e credo che sia importante al fine di ciò che vogliamo comunicare, oltre alla resa stessa, decisamente più accurata.
A tal proposito, quando avremo modo di vedervi calcare i palchi?
La risposta è sempre: “speriamo al più presto!”
Fortunatamente abbiamo potuto presentare live il nostro album al Legend club di Milano in mezzo a tanti amici e replicare la settimana successiva all’Arci Tom di Mantova in occasione del Milady Metal Fest con band favolose, ci mancava la sensazione che si prova sul palco, la gioia mista ad adrenalina, ed ora, non vogliamo più farne a meno!
Grazie mille per l’intervista, e a presto!
Grazie mille a te, è stato un piacere!

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Intervista a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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