L'ho già scritto, lo ripeto: il
Damage Inc di San Giovanni Lupatoto (Vr) è un'oasi rarissima nel nord Italia. E i veronesi devono esserne fieri, dare fiducia e presenza. Anche perché
Matteo Baroni, il creatore di questa realtà, sta portando nomi che fino a non più di dieci anni fa sarebbe stato impensabile vedere nella provincia veneta. Così, saputo del concerto degli
Onslaught, ho tenuto libera la serata di mercoledì 14 ottobre, rinunciando persino a una cena con vecchi rocker. E se non ho potuto esserci già dai
Topanaga Uk, ho poi rimediato vivendo sia il live dei
The Prophecy 23 che degli Onslaught, insieme ad un'altra 70ina di appassionati. Numeri piccoli, ma persone appassionate, che hanno acceso un infrasettimana altrimenti comune e probabilmente noioso.
Molto particolare l'approccio al thrash dei
The Prophecy 23, che portano un afflato tedesco della serata. I 5 lasciano lo spazio ai mid-tempo piuttosto che alle parti più veloci, al groove rispetto alla velocità. E all'ironia, sotto forma di cori ad hoc, che strizzano l'occhio anche all'hardcore.
Altra particolarità: la seconda voce in stile death, con il corporuto cantante con tanto di shirt dedicata al compianto gruppo di
Chuck Schuldiner. D'altronde le chitarre verdi fluorescenti avevano dato una buona avvisaglia di cosa ci aspettava. Ad esempio un simpatico invito ad acquistare il loro merch durante un brano riferito al mitico chiodo pieno di toppe. "
Kutten metal victory", arriva a cantare la cinquantina di intervenuti al termine. Con gioia, con voglia di partecipare, mentre tanti culi sono seduti sui divani di casa, magari smanettando sulle storie di Instagram per sapere...cosa sta succedendo al Damage Inc.
Che mondo strano.
Infine la prova dei Prophecy 23 può dirsi riuscita, accattivante, a base di Jackson, voci maschili potenti (come quella del trascinante primo cantante Klopprogge) ma non così estreme da infastidire chi, ad esempio, non accetta inserti death troppo accesi.
Alle 22 circa comincia il set degli
Onslaught. E la differenza si sente! La band di Bristol, una delle seminali per il thrash in Inghilterra, colpisce duro. Tre gli album presi in considerazione:
The Force, come da 40esimo anniversario debitamente pubblicizzato vuole, ma pure l'esordio e
Killing Peace, per inciso il disco del ritorno discografico e di attività nel 2007. Il risultato é comunque sempre ottimale, con un'alta percentuale di intensità e le classiche cavalcare thrash a farla da padrone.
Ma non manca gloria anche per pezzi più cadenzati, che anzi stupiscono per la resa e la capacità di interpretazione del vecchio cantante
Sy Keeler. Essì perché, all'alba dei 65 anni, il nostro dona una prova di caratura elevata. Una capacità vocale che arriva a vette inusitate, ancorché in grado di dare la dovuta aggressività.
Coadiuvata da un comparto musicale tellurico, con la dicotomia del chitarrista storico
Nige Rockett fermo da una parte e la vivacità giovanile di
Nik Sampson dall'altra. In mezzo, spesso ad incitare il pubblico, il bassista Jeff Williams, che presente una vaga somiglianza con Mike Leon, ex Soulfly. Eccellente poi la prova del batterista
James Perry, spettacolare in tutto, compresi i fill e la capacità di usare il doppio pedale, con un paio di velocizzazioni terzinate durante singoli pezzi.
Ma, a differenza di altri concerti, non è solo l'ottima cover di
Iron Fist ad eccitare, bensì la proposizione di pezzi vari, da
Let there be death a
Demoniac tratte da The Force, fino alla più recente (ma ormai ventennale)
Destroyer of worlds, con un andazzo sinistro all'inizio o alla celere Burn. Eccellenti.
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