Presumo che
Nergal, sempre attento alle implicazioni del
marketing, ci sia rimasto male tanto quanto me: giunto innanzi all’
Alcatraz colmo di speranza e trepidazione mi accorgo che stavolta, a differenza di quanto accaduto ad aprile dell’anno scorso, non c’è nessun esorcista pronto a redimere le anime dei metallari e ad espellere dagli stessi tanti demonietti dispettosi.
A questo giro poi, a meno che non mi sia perso qualcosa, non si scorge traccia di succose lettere al Sindaco di Milano, né di croccanti petizioni
online volte a bandire il concerto… Insomma, nessuna iniziativa risibile in grado di infondere un po’ di folklore alla data.
Così, piuttosto amareggiato, non mi resta che introdurmi all’interno del locale e attendere l’inizio delle ostilità…
DARK FUNERALOstilità che si aprono con una lunga (ed invero piuttosto tediosa)
intro, al termine della quale sale sul palco la
band di apertura.
Band che non può affatto venir derubricata a mero antipastino in attesa delle portate principali: al contrario, ci troviamo al cospetto di una delle più importanti e longeve realtà della scena
black scandinava -se poi ci limitiamo alla Svezia, ecco che ci troviamo già in zona podio-.
Si parte alla grande con la sulfurea “
Unchain My Soul” e si prosegue ancor meglio con le crudeli scudisciate di “
The Arrival of Satan’s Empire”, accolte con entusiasmo da un pubblico già folto (se ho ben capito, stasera si è andati a un passo dal
sold out).
Purtroppo l’impatto sonoro delle chitarre, almeno dalle mie parti, si rivela piuttosto timido; la
défaillance sonora si palesa ancor più in occasione di “
The Secret of the Black Arts”, pezzo di cuore che mi riporta dritto ai tempi delle superiori.
[A tal proposito ricordo che nel lontano 1996, oltre al
cd omonimo, acquistai anche la
t-shirt long sleeve… che però mi stava larghissimissima. Tuttavia, alla luce dell’ingente esborso, non lo ammisi mai a me stesso, e continuai imperterrito ad indossarla come se mi calzasse a pennello. Poi ci si lamenta delle fatiche col gentil sesso…]
Come nella precedente occasione in cui vidi i
Dark Funeral sulle assi di un palco, ossia lo scorso gennaio in quel di Trezzo sull’Adda, si nota un utilizzo quasi smodato delle macchine del fumo, ed una delega quasi in bianco, rispetto all’elemento scenico, al
frontman Heljarmadr, sempre bravo a carismatico.
Dal punto di vista esecutivo, invece,
Lord Ahriman e soci sanno di avere poco tempo a disposizione, e danno tutto; così, anche “
Let the Devil In” e la conclusiva “
Where Shadows Forever Reign” vengono suonate con notevole ferocia.
E con questo, ahimè, siamo già giunti al termine di un
set breve ma intenso.
Sempre bravi e belli i nostri
Dark Funeral, da rivedere quanto prima con un
mixing più equilibrato e un minutaggio più cospicuo.
BEHEMOTHPuntuali come le tasse, alle 20.00 in punto ecco i baldi polacchi cercare di conquistare i presenti.
Chiunque abbia già assistito ad una esibizione dei
Behemoth sa bene cosa aspettarsi: un monolite granitico e inscalfibile, in cui gli elementi scenici, musicali e di contorno vengono minuziosamente preparati e coordinati.
Pochissimo spazio, quindi, per spontaneità e improvvisazione, ma professionalità e spettacolarità -che brutto vocabolo- a profusione.
I suoni sembrano da subito migliori, e l’esecuzione delle iniziali “
Daimonos” e “
Ora Pro Nobis Lucifer” fomenta già gli animi.
Seguono le rocciose “
Thy Becoming Eternal” e “
The Shit ov God”, col solito, magnetico
Nergal a dettar legge e calamitare le attenzioni del pubblico.
Seguendo un avveduto
pattern di alternanza tra vecchio e nuovo, è poi il turno delle immancabili “
Conquer All” [che, sempre a proposito di bei vecchi tempi, avevo imparato a suonare egregiamente con tutti gli strumenti plasticati del
videogame “
Rock Band 2”] e “
Blow Your Trumpets Gabriel”.
Come scritto poc’anzi, ogni elemento dell'esibizione è preparato nei minimi dettagli: luci, pose dei musicisti, elementi teatrali.
Son proprio questi a colpire in occasione della nuova “
I, Scvlptor”, contraddistinta in prima istanza dalle immagini proiettate su un drappo, e poi dalla pedana che innalza
Nergal a sorta di leader religioso che declama dal pulpito. Che cotali accorgimenti siano stati approntati per distrarre dalla sostanziale monotonia del brano?
Absit iniuria verbis…
Si procede senza inciampi, coi fidati
Inferno e
Orion a fornire il solito, ineffabile motore ritmico a brani schiacciasassi come “
Of Fire and the Void” e “
To Drown the Svn in Wine”.
A “
Bartzabel”, invece, viene demandato il compito di rappresentare il lato più onirico dei
Behemoth: obiettivo raggiunto in pieno.
Tuttavia, come affermava
Anna Oxa, è tutto un attimo, e si torna a pestare durissimo con la spettacolare “
The Shadow Elite”: per quanto mi riguarda ci troviamo di fronte a un nuovo classico del repertorio
behemothiano, che mi auguro possa mantenere un posto nelle
setlist di tutti i loro
tour a venire.
La chiusura non riserva sorprese, ma fa comunque godere: il
riff malandrino di “Chant for
Eschaton 2000” scatena definitivamente il pubblico, mentre “
O Father O Satan O Sun!” lo accoglie nelle sue spire mistiche.
I Nostri lasciano dunque il palco sotto scroscianti e, per quel che mi riguarda, meritatissimi applausi.
Dal punto di vista discografico si potrebbe discutere per ore; dal vivo trovo ci sia davvero poco da dire.
DIMMU BORGIRA proposito di rapporti sbilanciati tra
album e
live: ecco uno dei gruppi che, fra fine anni ’90 ed inizio 2000, più mi ha fatto sognare ed emozionare… ma che ho sinora visto dal vivo la miseria di una volta.
Parliamo del
Gods of Metal 2007 all’
Idroscalo, in cui i norvegesi suonarono a metà pomeriggio e, a volerla dir tutta, nemmeno mi fecero questa gran impressione.
E ora eccoci qui, a quasi vent’anni di distanza, a capire se si può rinsaldare un rapporto che, inutile negarlo, ha subito un qual certo raffreddamento, ma che si è un po’ rinsaldato all’uscita del recente, più che buono “
Grand Serpent Rising”.
L’
intro è ancora una volta (troppo?) lunga, ma infine il sipario cala e le note di “
Ulvgjeld & blodsodel” prorompono negli amplificatori.
Eccome se prorompono: i volumi si rivelano da subito notevoli, ma non a scapito del nitore sonoro. La scenografia di matrice gotica, dal canto suo, non regge il confronto con quella dei
Behemoth, ma nemmeno si fa disprezzare.
D’altra parte, quando puoi sparare una “
Mourning Palace” come secondo episodio della
setlist, potresti anche sfoggiare uno
stage composto da scaffali vuoti della
Lidl e nulla cambierebbe.
Basta l’
incipit a materializzare sulle mie braccia uno strato di pelle d’oca; la successiva, splendida esecuzione materializza nella mia testolina il medesimo dubbio che mi attanaglia ogni volta che la ascolto: come si fa a creare un brano così incredibilmente spettacolare?
Anche la successiva “
Kings of the Carnival Creation” regala brividi lungo la schiena, e conferma quanto i migliori
Dimmu Borgir abbiano lambito le soglie dell’onnipotenza compositiva.
Ecco: a voler essere maligni -e se non concediamo una
chance alla malignità ad un concerto
black metal, allora dove?- potremmo segnalare che lo stacco qualitativo con la successiva “
Council of Wolves and Snakes” sia piuttosto marcato, anche se la versione dal vivo si fa comunque preferire rispetto a quella presente sullo sciagurato “
Eonian”.
Fortuna che si volge rapidamente lo sguardo all’ultimo vagito discografico, da cui vengono estratti due dei momenti a mio avviso migliori: “
As Seen in the Unseen” e “
Ascent”.
La
band sembra in palla, suona coesa e non perde colpi nelle fasi più concitate… con una eccezione.
Già, perché a partire dall'esecuzione della magnifica “
Reptile”, la voce del buon
Shagrath inizia ad arrancare. Già il pezzo perde inevitabilmente senza
quelle clean vocals nel
chorus, ma oltre a ciò mi è parso di sentire un discreto affaticamento del
frontman, il cui
screaming è uscito flebile in alcuni punti e quasi indistinguibile in altri.
Al netto di qualche inciampo vocale, le successive “
The Serpentine Offering” e “
Puritania” portano a casa la pagnotta senza patemi; anche la stessa “
Gateways”, che non mi ha mai fatto impazzire, in sede
live guadagna decisamente trazione.
Tocca poi a
Nergal tornare sul palco per omaggiare il compianto
Cronos con una discreta
cover di “
In League With Satan”.
Il finale, almeno per il sottoscritto, porta con sé note agrodolci: “
Progenies of the Great Apocalypse” è la conclusione perfetta, ma la consapevolezza che nella scaletta non ha trovato spazio “
The Insight and the Catharsis”, uno dei brani della mia vita, genera comunque un
modicum di mestizia.
Vorrà dire che tornerò a vedere i
Dimmu Borgir al prossimo giro...
Nel frattempo, comunque sia, torno a casa oltremodo soddisfatto e consapevole di aver assistito ad uno
show coi fiocchi.
Che
Satana vi assista sempre.
DARK FUNERAL setlist:
Unchain My Soul
The Arrival of Satan's Empire
The Secrets of the Black Arts
Let the Devil In
Where Shadows Forever ReignBEHEMOTH setlist:
Daimonos
Ora Pro Nobis Lucifer
Thy Becoming Eternal
The Shit ov God
Conquer All
Blow Your Trumpets Gabriel
I, Scvlptor
Ov Fire and the Void
To Drown the Svn in Wine
Bartzabel
The Shadow Elite
Chant for Eschaton 2000
O Father O Satan O Sun!DIMMU BORGIR setlist:
Ulvgjeld & Blodsodel
Mourning Palace
Kings of the Carnival Creation
Council of Wolves and Snakes
As Seen in the Unseen
Ascent
Reptile
The Serpentine Offering
Puritania
Gateways
In League With Satan (Venom cover)
Progenies of the Great Apocalypse