Copertina 8

Info

Anno di uscita:2007
Durata:59 min.
Etichetta:Viva Hate Records

Tracklist

  1. JUNGFERNFLUG
  2. FIRE IN THE MOUNTAIN
  3. AURORA
  4. HORIZON
  5. THE VERY LAST DAY
  6. BUILT WITHOUT HANDS
  7. SWALLOW THE WATER

Line up

  • David Jordan: guitar
  • Florian Funtmann: guitar
  • Jan Hoffmann: bass
  • Janosch Rathmer: drums
  • Reimut van Bonn: ambience

Voto medio utenti

Questi cinque teutonici di Dortmund sono dediti a un post rock intimista ed avvolgente, tanto per intenderci pensate agli Isis o ai Godspeed You! Black Emperor. E bisogna dire che ci sanno proprio fare: queste sette tracce vi rapiranno fin dal primo ascolto grazie ad arpeggi suadenti alternati sapientemente con momenti di calma totale ed altri dal dinamismo molto emotivo. Le canzoni sono lunghe e si fanno gustare lentamente, sbocciano con dolcezza per poi appassire d'improvviso. Tutto è emozione qui, in queste tracce dilatate, che potrebbero rappresentare un rifugio per i momenti in cui bisogna staccare la spina e restare soli con i propri pensieri, magari a viaggiare con la mente. Ecco, questo album vi offre tutto questo, ampi spazi incontaminati, atmosfere fluide e sfuggenti che non si fermano sulla pelle ma vanno a colpire molto più a fondo. Ogni tanto si sente un vago profumo di Tool nel tessuto sonoro, altre volte un retrogusto graditissimo di Dredg e proprio questi elementi inseriti abilmente rendono le canzoni dei Long Distance Calling abbastanza personali all'interno del genere, fermo restando che non stiamo parlando di un copia-incolla di influenze.
Quasi temendo di rovinare l'atmosfera generale il gruppo ha limitato al minimo le parti cantate (o meglio parlate) quasi come se la presenza di una voce potesse andare a spezzare una magia simile a quella che si prova quando, da soli, si contempla un panorama mozzafiato. Per la cronaca i pochi interventi vocali sono affidati a un certo Peter Dolving (The Haunted).
In conclusione, se siete amanti di dischi malinconici, atmosferici... beh... buttatevici a capofitto, non resterete delusi. Non un capolavoro ma un ottimo esordio, che lascia ben sperare per il proseguio della loro carriera.
Recensione a cura di Massimiliano 'Maxowar' Barbieri

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