Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:No Remorse Records

Tracklist

  1. ALL THE SHADOWS
  2. THIS MORTAL STAIN
  3. TURNING BLIND
  4. SHADOW REFLECTION
  5. EMPTY TOMB
  6. ON BROKEN WINGS
  7. HOLLOW NIMBUS
  8. VENUS IN THIRDS

Line up

  • Robert Garven: drums
  • Tim Baker: vocals
  • Jarvis Leatherby: bass
  • Armand Anthony: guitars

Voto medio utenti

Tornare a sentire i Cirith Ungol mi porta sempre, irrimediabilmente, a pensare ai primi anni in cui mi sono avvicinato a questa musica. Ricordo infatti chiaramente come rimasi destabilizzato dal sound della band americana, che mi era stata consigliata dai suggerimenti di YouTube mentre ascoltavo per l'ennesima volta a ripetizione un certo 'Hail To England', tanto diverso era quel metal epico da quello dei loro compaesani Manowar, sempre fiero, ma decisamente meno pacchiano, meno celebrativo, e con una maggiore difficoltà di fondo nell'assimilazione, e dove tra le ragioni vi era senza dubbio la timrica acidissima e sgraziata di Tim Baker, che non aiutava il tutto, anzi. C'era però qualcosa di affascinante in quella musica, decadente e quasi fuori dal comune, che ricordo quando arrivai all'ascolto di 'Paradise Lost' pensai "solo quattro album?"

Denominatore comune alla gran parte delle band epic metal purtroppo, pochi lavori (Heavy Load, Warlord, Brocas Helm, Medieval Steel), o album dilatati molto nel tempo (Dark Quarterer), ma questo stop fortunatamente si interruppe sul finire del 2016 con l'annuncio della loro partecipazione alla seconda edizione del Frost And Fire Festival. Un singolo, una serie di ristampe, un live album per riscaldare i motori, ed ecco che nel 2020 arriva la luce...per modo di dire! 'Forever Black' mostra un gruppo ancora affiatatissimo (in cui, va segnalato, figuravano Baker, il batterista Robert Garven e il chitarrista Greg Lindstrom dalla formazione originale, e il chitarrista Jim Barraza entrato nel 1988), capace di regalare al pubblico uno dei migliori album nel genere di quell'anno. Nulla li ferma, ancora un EP, un nuovo album 'Dark Parade' di tre anni fa, e un altro live album. Nel frattempo escono dalla band per motivi di salute prima Barraza, e poi Lindstrom per cause mai meglio specificate, per poi venir annunciato questo nuovo 'All The Shadows'. Non mi soffermerò troppo sulle varie chiacchere da bar sulla presenza di due membri dei Night Demon a completare nuovamente la lineup, o tra varie simpatie e antipatie, essenzialmente per due motivi: primo, sono sempre stato del (banale) pensiero che sia sempre la musica a dover avere la parola finale, fermo restando che parliamo sempre di due membri originali rimasti in formazione. Secondo, perchè, spoilero già anticipatamente, 'All The Shadows' è davvero un grande album.

Introdotto dalla bella copertina del fidato Michael Whelan, l'album si attesta sui quaranta minuti e rotti proponendo il classico stile dei Cirith Ungol, senza però mai ripetere la medesima formula annoiando facilmente. Anzi, il punto forte del disco, come lo era anche dei precedenti, è di trovare in brani dalla lunghezza medio lunga (siamo orientativamente sui cinque minuti e passa per ogni brano) le componenti che hanno fatto la "fortuna" (avrei dovuto aggiungerci un miliardo di virgolette) del gruppo tra i loro appassionati, ossia momenti più rallentati e pieni di pathos ('This Mortal Slain') o la bellissima 'On Broken WIngs', dove la voce di Baker sperimenta anche clean vocals in alcune parti (riuscendoci alla perfezione). La Titletrack smuove il tutto, andando a richiamare sia l'opener del precedente album (Velocity (S.E.P.)), ma anche certe dinamiche heavy metal di 'One Foot In Hell'. Alcuni pezzi risultano generalmente più accessibili, se vogliamo usare questo termine, come 'Empty Tomb', ma questo non va assolutamente a discapito della qualitào del trademark della band, che risulta ampiamente riconoscibile, sia grazie come ampiamente detto alla timbrica di Baker che, nonostante i suoi 70 anni appena compiuti non sembra essere minimamente cambiato da quel 'Frost And Fire' di quasi 50 anni fa, e anche agli assoli sempre ben piazzati e dal gusto melanconico ('Venus In Thirds').

E' di Ottobre 2023 la notizia che la band non terrà più concerti, ma in quanto ad album speriamo di poterne vedere e sentire ancora molti altri, se il livello rimarrà di quelli pubblicati finora. I Cirith Ungol dimostrano come, nel 2026, di heavy metal (e di epic metal) non se ne abbia mai abbastanza, e che quando si ha la passione ancora viva nel proprio cuore, non vi è ostacolo capace di fermarci/fermarli. Long live!

Recensione a cura di Francesco Metelli

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.