Damn Truth, The - The Damn Truth (Deluxe Edition)

Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:52 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. BE SOMEBODY
  2. I JUST GOTTA LET YOU KNOW
  3. LOVE OUTTA LUCK
  4. IF I DON’T MAKE IT HOME
  5. BETTER THIS WAY
  6. MIRROR MIRROR
  7. ALL NIGHT LONG
  8. THE WILLOW
  9. ADDICTED
  10. KILLER WHALE
  11. THE DYING DOVE
  12. BE SOMEBODY – LIVE AT HOTEL2TANGO (BONUS TRACK)
  13. THE WILLOW (2026)

Line up

  • Lee-la Baum: vocals, guitar
  • Tom Shemer: guitar
  • PY Letellier: bass, backing vocals
  • Dave Traina: drums, percussions, backing vocals

Voto medio utenti

La dannata verità” è che ho dovuto attendere l’edizione deluxe di “The damn truth” per approfondire la conoscenza di questo quartetto canadese, e questo nonostante frequentino la scena musicale fin dal 2011 e l’opera in questione, prodotta dal celebre Bob Rock e uscita in origine nel 2025, sia stata candidata ai Juno Awards.
Una carenza colmata grazie alla nostrana Frontiers Music che lo pubblica addizionando alla scaletta originale una bonus-track dal vivo.
E parlare di “carenza” non è per nulla esagerato, dal momento che i The Damn Truth sono un gruppo davvero valido, virtuoso e ispirato, in grado d’inserirsi con autorità tra le formazioni capaci di rileggere in maniera costruttiva le radici del rock, evitando di sprofondare nel pantano del luogo comune.
Con un approccio espressivo che li accomuna a “gente” come Rival Sons, The Temperance Movement, Dirty Honey e The Answer, i nostri intridono di feeling il loro apprendistato “classico” e affidano innanzi tutto alla frontwoman Lee-la Baum il compito di fungere da primo catalizzatore delle emozioni, mescolando suggestioni timbriche che vanno da Alanis Morissette a Susan Marshall (The Mother Station), passando da Grace Slick.
In realtà, rispetto ai succitati “conniventi”, qui affiora un pizzico di maggiore attitudine “radiofonica”, quella che emerge, ad esempio, nella melodia dell’openerBe somebody” (presente, come anticipato, pure come traccia extra dell’album, in una vibrante esecuzione live), mentre il carattere “tradizionalista” della band di Montréal comincia a manifestarsi più nitidamente nelle pulsazioni seventies di “I just gotta let you know” e nei riverberi funk n’ soul di “Love outta luck”, un eccellente showcase delle notevoli virtù tecnico / interpretative dei The Damn Truth.
La ballatonaIf I don’t make it home” scuote i sensi degli animi romantici e spirituali, e anche la successiva “Better this way” ottiene risultati analoghi, aggiungendo un ulteriore apporto della componente squisitamente rootsy, arrivando a lambire certe soluzioni care a Edie Brickell & New Bohemians.
Con “Mirror mirror” “The damn truth” prosegue sulla linea espressiva della struttura armonica pulsante e affabile e se “All night long” garantisce un’altra bella scossa di hard-rock blues, “The willow” (fruibile anche in una, pressoché inalterata, variante rimasterizzata) rappresenta il personale omaggio dei prodi canucks ai Maestri Led Zeppelin.
Dopo tanta arcana solennità, le scansioni soniche di “Addicted” riportano la raccolta sui concitati sentieri del boogie n’ funk, per poi concedere, in “Killer whale”, a Lee-la Baum un’altra possibilità di esternare tutte le sue emozionanti prerogative di ardente shouter blues.
Le stesse, tra l’altro, che contribuiscono a rendere “The dying dove” un favoloso mix Zeps / Janis Joplin / Jefferson Airplane, dimostrando ancora una volta come essere “dannatamente sinceri” a volte paga … almeno nel Rock n’ Roll.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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