“
La dannata verità” è che ho dovuto attendere l’edizione
deluxe di “
The damn truth” per approfondire la conoscenza di questo quartetto canadese, e questo nonostante frequentino la scena musicale fin dal 2011 e l’opera in questione, prodotta dal celebre
Bob Rock e uscita in origine nel 2025, sia stata candidata ai
Juno Awards.
Una carenza colmata grazie alla nostrana
Frontiers Music che lo pubblica addizionando alla scaletta originale una
bonus-track dal vivo.
E parlare di “carenza” non è per nulla esagerato, dal momento che i
The Damn Truth sono un gruppo davvero valido, virtuoso e ispirato, in grado d’inserirsi con autorità tra le formazioni capaci di rileggere in maniera costruttiva le radici del
rock, evitando di sprofondare nel pantano del luogo comune.
Con un approccio espressivo che li accomuna a “gente” come Rival Sons, The Temperance Movement, Dirty Honey e The Answer, i nostri intridono di
feeling il loro apprendistato “classico” e affidano innanzi tutto alla
frontwoman Lee-la Baum il compito di fungere da primo catalizzatore delle emozioni, mescolando suggestioni timbriche che vanno da
Alanis Morissette a
Susan Marshall (The Mother Station), passando da
Grace Slick.
In realtà, rispetto ai succitati “conniventi”, qui affiora un pizzico di maggiore attitudine “radiofonica”, quella che emerge, ad esempio, nella melodia dell’
opener “
Be somebody” (presente, come anticipato, pure come traccia
extra dell’
album, in una vibrante esecuzione
live), mentre il carattere “tradizionalista” della
band di Montréal comincia a manifestarsi più nitidamente nelle pulsazioni
seventies di “
I just gotta let you know” e nei riverberi
funk n’ soul di
“Love outta luck”, un eccellente
showcase delle notevoli virtù tecnico / interpretative dei
The Damn Truth.
La
ballatona “
If I don’t make it home” scuote i sensi degli animi romantici e spirituali, e anche la successiva “
Better this way” ottiene risultati analoghi, aggiungendo un ulteriore apporto della componente squisitamente
rootsy, arrivando a lambire certe soluzioni care a Edie Brickell & New Bohemians.
Con “
Mirror mirror” “
The damn truth” prosegue sulla linea espressiva della struttura armonica pulsante e affabile e se “
All night long” garantisce un’altra bella scossa di
hard-rock blues, “
The willow” (fruibile anche in una, pressoché inalterata, variante rimasterizzata) rappresenta il personale omaggio dei prodi
canucks ai
Maestri Led Zeppelin.
Dopo tanta arcana solennità, le scansioni soniche di “
Addicted” riportano la raccolta sui concitati sentieri del
boogie n’ funk, per poi concedere, in “
Killer whale”, a
Lee-la Baum un’altra possibilità di esternare tutte le sue emozionanti prerogative di ardente
shouter blues.
Le stesse, tra l’altro, che contribuiscono a rendere “
The dying dove” un favoloso
mix Zeps /
Janis Joplin /
Jefferson Airplane, dimostrando ancora una volta come essere “dannatamente sinceri” a volte paga … almeno nel
Rock n’ Roll.