I
Krallice tornano per così dire a casa, perché questo nuovo album, il quindicesimo in ben quasi vent’anni di attività è uscito per
Profound Lore.
Bisogna dire che il quartetto newyorkese non esce dai parametri black, ma ha incorporato elementi diversi ad arricchire il proprio suono e rendersi unico ed identificabile.
La produzione devo essere sincero è verace, genuina, senza nulla di plasticoso, con la batteria messa dietro alle chitarre e con
Mick Barr che nel doppio ruolo di bassista e cantante offre una prestazione vocale intensa dando emozioni al suo screaming e variando il tono alla bisogna.
Basta sentire l’apertura “
Agonal shining” con un tono decisamente prog ma senza intaccare la violenza dell’attacco e della proposta, oppure le bastonate sonore di “
Kill the guardian” con le dissonanti note della sei corde e il continuo assalto della sezione ritmica.
I sintetizzatori danno un’atmosfera da dimensione oscura e terribile quando vengono utilizzati come in “
Indecipherable divinities”.
Chiude il tutto la lunga titletrack che precipita chi l’ascolta in un turbine nerissimo e dissonante; grandissimo ritorno per questi veterani del USBM, perché quando decidono di tirare fuori un documento sonoro, lo fanno con cognizione di causa e non per seguire mode del momento, questi dicasi dovrebbero fare i veri artisti.
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