Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:35 min.
Etichetta:El Puerto Records
Distribuzione:Kontor New Media / Edel

Tracklist

  1. SENTINEL
  2. GENGHIS KHAN
  3. A MILLION MILES
  4. IF NOBODY LOVES YOU
  5. IN HER SHADOW
  6. CALLING
  7. STUCK IN THE COLD
  8. DAD
  9. LIGHT TO DARK

Line up

  • Caroline Breitler: vocals
  • Alain Schneble: guitars
  • Andreas Caplazi: keyboards

Voto medio utenti

Da un album che s’intitola “Roots” mi sarei aspettato un approccio più “tradizionale” e invece, sorpresa, Caroline Breitler e i suoi sodali scelgono un orientamento stilistico maggiormente “moderno”, senza peraltro rinunciare ad intridere la loro proposta musicale di solide basi classiche.
E non si consideri il termine “sorpresa” in senso ironico, dal momento che per il sottoscritto che non conosceva le qualità della vocalist svizzera, il disco si è rivelato davvero sorprendente, sia sotto il profilo squisitamente tecnico / interpretativo e sia dal punto di vista dell’impatto emozionale delle canzoni.
Esaminando il primo aspetto, diciamo subito che siamo al cospetto di un’eccellente interprete della fonazione modulata, dal registro timbrico pieno e variegato in cui s’intrecciano felicemente suggestioni di Amy Lee, Lzzy Hale,Robin Beck e Shania Twain.
Per quanto riguarda la qualità artistica dei brani, anche qui siamo su livelli piuttosto elevati: costruiti su melodie ammalianti ed incisive, all’occorrenza ornati da sfumature gotiche, riescono a combinare con buongusto e sagacia (certi) Gotthard, Halestorm ed Evanescence, ottenendo una miscela che, se adeguatamente promossa e con il supporto di un pizzico di “fortuna”, ha la possibilità di fare bene anche nell’ambito del rockrama mainstream contemporaneo.
Prodotto da Alessandro Del Vecchio, “Roots” suona equilibrato ed energico, e fin dal melodrammatico e grintoso atto d’apertura denominato “Sentinel” s’intuisce che l’opera potrà essere apprezzata da un pubblico ampio ed eterogeneo.
Impressione confermata dall’enfasi elegiaca di “Genghis Khan”, dal groove denso dell’heavy rocker “A million miles”, e ancor di più da “If nobody loves you”, una ballatona magniloquente che, con il contributo di Mark Fox (Shakra) e Ivan Keller (Jelusick), non farà fatica ad ammaliare gli animi più romantici e sognanti.
Forte di uno spiccato estro melodico e di arrangiamenti sempre molto curati, l’albo prosegue con gli inni screziati di goth-metal “In her shadow” e “Calling”, e con i suggestivi riverberi country / bluesy di “Stuck in the cold”, mentre “Dad” aggiunge, in maniera forse un po’ troppo didascalica, il nome dei Linkin Park all’elenco dei numi tutelari del gruppo.
Le fluttuazioni armoniche e il refrain contagioso di “Light to dark” rappresentano l’ultima seducente testimonianza di una raccolta musicale dal notevole grip emotivo, che pur accostandosi stilisticamente a produzioni simili, mantiene personalità e tensione espressiva … una “sorpresa”, lo ripeto, e di quelle assai gradevoli.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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