Strana “creatura” questi
BLiTZ di Boston, Massachusetts … in linea di massima associabili all’universo dell’
industrial metal, in realtà nel loro debutto “
Bitter me” condensano, assieme ai suoni cibernetici del genere di riferimento, anche
nu-metal,
alternative “radiofonico”,
goth-wave e addirittura
hard melodico, il tutto mescolato vorticosamente senza preclusioni di sorta.
L’ambientazione fantascientifica e distopica che sostiene l’albo risulta, così, piuttosto coerente con un
pastiche musicale che per certi versi sembra guardare al “futuro” (e non al “passato”, come accade spesso nel
rockrama contemporaneo ...), sebbene la visione non sia al momento proprio del tutto chiara e circostanziata.
Si comincia con una “
Blitzkrieg”, dominata da ritmiche marziali e da quel tipo di approccio alla materia gradito da
Brian Hugh Warner, ma già in “
The score” le chitarre diventano più “umane” e cromate, quasi si trattasse di una sorta di
class-metal sintetico e avveniristico.
Un “esperimento” abbastanza sorprendente, sebbene non pienamente riuscito, che viene comunque accantonato nella più prevedibile “
Sudden death”, che combina
groove metal-core e siderurgia, per poi riprendere a “sperimentare” con “
My enemy”, in cui convivono il
Phil Collins di “
In the air tonight” e certi Stabbing Westward.
“
The game”, con le sue chitarre ornate di
cyber-funky, ha il piglio beffardo e strisciante di
Rob Zombie, mentre la
title-track dell’opera alterna introspezione a scatti di pura rabbia, connessi attraverso un
refrain piuttosto orecchiabile.
Ipotizzando che anche Plutone abbia le sue (purpuree)
highlands, “
Vermilion vein” può essere la colonna sonora adatta ad una loro eventuale promozione turistica, e se invece preferite itinerari meno “esotici” come la Germania, le cadenze meccaniche e ossessive e il canto incalzante e nevrotico di “
The forsaken” e “
Carnival” potrebbero essere scelte adeguate, alimentate da bagliori del celebre
neue deutsche haerte.
“
Take me alive” pulsante e seducente, è la traccia forse più “istantanea” di “
Bitter me” e conclude assai efficacemente un
album che cerca, senza sovvertimenti “epocali”, d’infrangere qualche barriera stilistica e già solo per questo merita considerazione … attendiamo, dunque, che i
BLiTZ completino l’impresa, magari “fluidificando” un
sound oggi già intrigante ma, a tratti, un po’ scomposto.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?