Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:58 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. UNBRIDLED
  2. EDGE OF FOREVER
  3. DON’T WASTE A WISH ON ME
  4. 1000 LONG GOODBYES
  5. WHAT THE WHOLE WORLD NEEDS TO KNOW
  6. I’LL BE YOUR ROCK
  7. HELL OR HIGH WATER
  8. RIDE THE LIGHTNING
  9. LOSE LIKE A WINNER
  10. I CAN SEE IN THE DARK
  11. I CAN’T LET GO
  12. A MIGHTY NOISE

Line up

  • Toby Hitchcock: vocals
  • Jim Peterik: vocals, keyboards, guitar
  • Ed Breckenfeld: drums, percussion
  • Mike Aquino: guitars
  • Bob Lizik: bass

Voto medio utenti

Premi il tasto play di “Unbridled” e ti “sorprendi” per come i Pride Of Lions hanno deciso d’inaugurare il loro ottavo full-length: l’eruzione chitarristica Van Halen-esca (o Dann Huff-esca, per i “credenti” del settore …) e la melodia incalzante, vagamente Kiss-iana, della title-track dell’opera, lasciano intendere un orientamento musicale all’insegna dell’istantaneità espressiva, di un tipo magari capace di sfrondare di retorica e auto-celebrazione il loro repertorio più recente.
Una suggestione piuttosto fugace, perché nel prosieguo della scaletta si scopre che in realtà complessivamente siamo di fronte a uno dei dischi più “riflessivi” della band di Jim Peterik e Toby Hitchcock, da sempre consacrata a quei concetti “motivazionali” che qui assumono un’egemonica valenza passionale.
La profusione di brani sentimentali e struggenti rende così l’ascolto oltremodo “lineare”, sconfessando un inizio che “prometteva” una maggiore intraprendenza, anche grazie alla melodia notturna e incisiva di “Edge of forever”, un gioiellino di AOR de-luxe realmente degno della venerabile storia di Mr. Peterik.
Don’t waste a wish on me” inaugura la sequenza di slow-number evocativi e solenni, una “specialità” che i Pride Of Lions in passato hanno saputo rendere più efficace di quanto accada in un pezzo tuttavia piuttosto riuscito, al pari di “1000 long goodbyes” che aggiunge un pizzico di estetica “narrativa” rootsy al consueto epos espressivo.
Con “What the whole world needs to know” arriviamo alla prima “vera” ballata della scaletta, realizzata con innato buongusto da una formazione che in “I’ll be your rock”, mantenendo intatto il clima soffuso, vivacizza leggermente la componente armonica, per poi abbandonarsi alle languidezze orchestrali di “Hell or high water”, al limite della stucchevolezza.
Un titolo come “Ride the lightning” potrebbe far presagire un “cambio di passo” e invece bisogna attendere la suggestiva “Lose like a winner” per ritrovare un approccio alla materia maggiormente vivace ed interrompere un circolo certamente “virtuoso” dal punto di vista della classe e della competenza, ma forse alla lunga un po’ troppo uniforme.
Una forma di staticità espressiva tutt’altro che molesta, insomma, e che in “I can see in the dark” acquisisce ulteriori velleità istrioniche, mentre l’enfasi concessa a “I can’t let go” e “A mighty noise” contribuisce a ravvivare, senza “stravolgimenti”, il mood generale dell’albo.
Unbridled” conferma l’impressione rilevata nel precedente “Dream higher” e cioè che “qualcosa” a livello d’ispirazione si sia perso lungo il percorso artistico dei Pride Of Lions … così, se stima, rispetto e “gratitudine” non vengono intaccate, è anche lecito auspicare il recupero di quella “scintilla” che garantisca loro un pronto ritorno nel gotha del rock melodico.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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