Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:53 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. NO USE RUNNING
  2. THE LONGEST TIME
  3. STAND YOUR GROUND
  4. LIES OF A HUNDRED YEARS
  5. WAIT NO MORE 2.0
  6. NOTHING ELSE TO DO
  7. RAINBOW CHILD
  8. STAND UP
  9. GYPSY TRAIN
  10. STANDING ON THE OUTSIDE
  11. ALL OF THE TIME

Line up

  • Torben Enevoldsen: guitars, bass, keyboards, vocals
  • Pete Steincke: bass
  • Dennis Hansen: drums
  • Peer Johansson: vocals
  • Peter Sundell: vocals
  • Dagfinn Joensen: vocals
  • Tony Mills: vocals

Voto medio utenti

Tornano gli Acacia Avenue di Torben Enevoldsen e con loro la diffusa (nei periodi recenti un po’ meno, forse …) soluzione espressiva multi-cantante, intrigante, ma spesso ad elevato rischio di eccessiva eterogeneità stilistica e di una lacunosa caratterizzazione artistica.
Esattamente i “difettucci” che avevo riscontrato nel debutto eponimo dei nostri e che in questo nuovo “Chapter V” mi sembrano attenuati, almeno per quanto riguarda il primo dei suddetti piccoli “vizi” di forma e sostanza.
Evidentemente la “crescita” professionale dei nostri (giunti al quinto disco, come si può intuire …) è stata propedeutica a realizzare un lavoro più coerente e indirizzato precipuamente all’hard melodico, con rari e mirati sconfinamenti in settori più “metallici” (alla maniera degli ultimi Fate, per intenderci, dei quali Enevoldsen è già da un po’ rispettabile affiliato).
Aggiungiamo che in questi casi specifici il microfono è affidato a Peer Johansson, anche lui membro del Fato danese (di cui fa parte pure il resident bass-player degli Acacia Avenue Pete Steincke, per la cronaca …), che con il tempo ha “irruvidito” la sua ugola, e sarà piuttosto agevole riscontrare certe similitudini tra le due formazioni in “No use running”, “Nothing else to do” e “Standing on the outside”.
Altrove i suoni si “ingentiliscono”, volteggiando verso le adescanti orbite dell’AOR, come accade nella graziosa sofficità melodica di "The longest time”, ben pilotata dall’ugola cristallina di Peter Sundell (Grand Illusion, C.O.P., Decoy, …) o nelle sfumature Bad English-esche di “Stand your ground” e "All of the time”, dove è lo stesso Enevoldsen a gestire con cura e competenza le tracce vocali.
Ottima, poi, la prestazione di Dagfinn Joensen (Bloody Dice, Fate) negli avvincenti chiaroscuri armonici di "Lies of a hundred years”, così come è sempre un piacere riascoltare la voce del compianto Tony Mills (Shy, Siam, TNT, Serpentine …) in “Wait no more 2.0”, una restaurata reprise dall’esordio degli Acacia Avenue.
Gli eccellenti remake di "Rainbow child” (una sciccheria firmata Dan Reed Network, che mi ha indotto a rispolverare immediatamente il loro favoloso “Slam”) e della guizzante e funambolica “Gypsy train” (dei Toto), confermano il buongusto e le qualità tecnico-interpretative della band, con in testa il suo leader che si accolla ancora una volta, con buoni risultati, anche le impegnative responsabilità canore.
Con un solo pezzo leggermente “sottotono”, la pur gradevole "Stand up” (con un Sundell meno efficace del solito), si conclude il quinto capitolo di un “progetto” musicale che procede in maniera piuttosto convincente e oculata, alimentato da perizia, professionalità e da una dose significativa d’indispensabile ispirazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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