Una manciata di Demo ed un autointitolato EP hanno fatto da apripista all'esordio sulla lunga distanza, autoprodotto, dei
Telomyras, formazione statunitense proveniente da Seattle, che per la presenza al microfono di
Sammie Gorham, vocalist che spazia tra cantato pulito e parti growling, mi ha fatto pensare ai connazionali Seven Spires, anche se più che per l'indirizzo musicale, per il tentativo di coniugare voce femminile a sonorità diverse, e se per i Seven Spires si poteva pensare al binomio Kamelot/Cradle of Filth, con "
Duskfall" atterriamo più dalla parti di Chastain, Sanctuary e Megadeth con fugaci escursioni nel Death Metal.
Diciamo subito che
Sammie Gorham non mostra la versatilità di Adrienne Cowan, ma anche sul piano compositivo ed esecutivo i
Telomyras non suscitano chissà quali entusiasmi, tanto che lasciando andare le prime due tracce l'aspetto migliore che si può cogliere è nel fluente guitarwork del duo
Jack Schonher ed
Ephraim Grimm. L'avvio di "
Witch" rimanda invece spassionatamente ai Metallica, con un riff semplice ma efficace; tuttavia, il tutto viene compromesso da un prosieguo piatto, sia nell'esecuzione vocale sia in quella strumentale, che poi si risollevano, almeno in parte, sull'aggressiva "
Attrition" che comunque si appanna un po' nei passaggi melodici. Con "
The Altar" e "
Harbinger (…the Eternal Night)" si torna al mood di inizio album - un articolato Heavy & Speed Metal - cui segue la titletrack con quegli arpeggi alla Iced Earth, anche se i
Telomyras la tirano troppo per le lunghe, peraltro con
Gorham che non riesce a infondere il pathos necessario, nemmeno nell'impennata finale. Stessa situazione che ritroviamo con la conclusiva "
Begin the End" che segue all'inconcludente interludio strumentale "
Despondence" provando ad alzare i giri del motore, che però finisce per perdere colpi, a causa di una scrittura confusa e con
Gorham ancora incerta nello scorrere del brano.
Mi spiace, ma "
Duskfall" lascia intravedere ancora troppe cose da mettere a fuoco in casa
Telomyras.
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