Il quartetto francese
Mécréant, in data 22 maggio 2026, taglia in via del tutto indipendente il traguardo del secondo full-length della carriera:
"Déchéance".
"Déchéance" propone una forma di black metal che si situa nella terra di confine tra la scuola d'oltralpe dai tratti più dissonanti e "moderni" — con una certa propensione per sfuriate limitrofe al death metal assai dinamiche — accostabili a realtà come
Deathspell Omega ma, ancor di più, agli
Aosoth, e a quella canadese
Métal noir québécois o a varianti simili (vengono a mente nomi come
Délétère,
Csejthe per gli influssi medievaleggianti, e
Departure Chandelier, anche se quest'ultimi forse potrebbero non essere integralmente ascrivibili al genere). A tutto ciò dovete sommare una causticità nera oscillante tra intuizioni sinfoniche, tratti liturgici e altri profondamente cupi, lisergici e depressivi soprattutto quando i registri vocali che si attestano, tendenzialmente, su variazioni del growl e dello scream, assumono il classico tono asfissiante e quasi "ululato".
È raro trovarsi di fronte a un prodotto che riesce così bene a coniugare le cromie classiche della fiamma nera con quelle più "avanguardiste" (si prenda con le pinze questo termine) e, in linea di massima, con l'interezza, o quasi, del vasto spettro che la contraddistingue.
"Déchéance" è un atto di transizione: probabilmente una caduta nel vuoto delle tenebre. A quale scopo non mi è dato saperlo, tuttavia, se è l'amore per l'arte, la propensione a voler conoscere, e risolvere, oltre agli aspetti più luminosi dell'esistenza perfino i più contorti e decadenti, questa potrebbe essere l'opera adatta a voi.
Difficile non rimanere colpiti dal folle distillato di disperata mestizia, alienazione e ritualità da cerimoniale occulto che i
Mécréant sono riusciti a condensare nelle loro trame…
Non perdete mai di vista la luce.
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?