Chez Kane,
Austen Starr,
Cassidy Paris,
Leah Martin-Brown … non si potrà certo affermare che la
Frontiers Music manchi di attenzione nel sostenere l’universo del
rock al femminile.
Con così tante colleghe “emergenti” (limitandosi solo alle “soliste”), alla “senatrice”
Robin Beck tocca dare il meglio di sé per dimostrare che la “maturità” non è per forza deleteria e, perché no, per ristabilire le gerarchie all’interno della fonazione modulata muliebre.
Ed ecco che “
Living proof” ci riconsegna l’ugola della
rockeuse americana in eccellenti condizioni di forma, alle prese con una decina di canzoni abbastanza variegate ed efficaci, realizzate con il contributo di un bel numero di autorevoli professionisti del settore (oltre al
maritino James Christian, troviamo
Tommy Denander,
Peppy Castro,
Steve Bondy,
Emil Theilhelm e
Johan Kullberg …), a garanzia di un prodotto musicale affidabile e competente.
Si comincia a spron battuto con una ficcante
title-track, costruita attorno ad un
refrain da contagio istantaneo, per proseguire con il vibrante
groove hard-blues di “
Love and money” (il clima “teatrale” del coro è una squisitezza …) e le reminiscenze
eighties di “
Trouble or nothing”, tutta “roba” che
Robin e i suoi sodali dominano con grande disinvoltura e innata attitudine.
Scontato dire che le ballate sono un altro di quei “fondamentali” che la nostra padroneggia con sicurezza e classe e a ricordarcelo arrivano la sinfonica “
What a night”, la
soulful “
Let it rain” e la languida “
Never gonna let you go” (meglio le prime due della terza, invero …), mentre “
Karma” svela il lato più “avventuroso”, fosco e sofisticato della ricca personalità artistica di una cantante che dimostra tutto il suo valore anche in situazioni più “eccentriche” come questa.
Con “
Na na” si ritorna sui sentieri del
rock duro ricreativo e adescante, e anche se le scansioni
electro-funky di “
Voodoo” non spiacciono per nulla, meglio di loro fanno le suadenti atmosfere
pop-AOR di “
Don't tempt me”, “familiari” e non per questo poco coinvolgenti.
Robin Beck è, dunque, la “prova vivente” che l’esperienza e il “mestiere” non finiscono necessariamente per affievolire passione ed entusiasmo … e peccato per la massa delle
competitor, che saranno costrette ancora una volta a misurarsi (in parecchi casi “inseguendola” …) con un’autentica sovrana del
rock melodico,
mooolto lontana dal pensionamento.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?