Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. LIVING PROOF
  2. LOVE AND MONEY
  3. TROUBLE OR NOTHING
  4. WHAT A NIGHT
  5. KARMA
  6. NEVER GONNA LET YOU GO
  7. NA NA
  8. VOODOO
  9. DON'T TEMPT ME
  10. LET IT RAIN

Line up

  • Robin Beck: vocals

Voto medio utenti

Chez Kane, Austen Starr, Cassidy Paris, Leah Martin-Brown … non si potrà certo affermare che la Frontiers Music manchi di attenzione nel sostenere l’universo del rock al femminile.
Con così tante colleghe “emergenti” (limitandosi solo alle “soliste”), alla “senatrice” Robin Beck tocca dare il meglio di sé per dimostrare che la “maturità” non è per forza deleteria e, perché no, per ristabilire le gerarchie all’interno della fonazione modulata muliebre.
Ed ecco che “Living proof” ci riconsegna l’ugola della rockeuse americana in eccellenti condizioni di forma, alle prese con una decina di canzoni abbastanza variegate ed efficaci, realizzate con il contributo di un bel numero di autorevoli professionisti del settore (oltre al maritino James Christian, troviamo Tommy Denander, Peppy Castro, Steve Bondy, Emil Theilhelm e Johan Kullberg …), a garanzia di un prodotto musicale affidabile e competente.
Si comincia a spron battuto con una ficcante title-track, costruita attorno ad un refrain da contagio istantaneo, per proseguire con il vibrante groove hard-blues di “Love and money” (il clima “teatrale” del coro è una squisitezza …) e le reminiscenze eighties di “Trouble or nothing”, tutta “roba” che Robin e i suoi sodali dominano con grande disinvoltura e innata attitudine.
Scontato dire che le ballate sono un altro di quei “fondamentali” che la nostra padroneggia con sicurezza e classe e a ricordarcelo arrivano la sinfonica “What a night”, la soulfulLet it rain” e la languida “Never gonna let you go” (meglio le prime due della terza, invero …), mentre “Karma” svela il lato più “avventuroso”, fosco e sofisticato della ricca personalità artistica di una cantante che dimostra tutto il suo valore anche in situazioni più “eccentriche” come questa.
Con “Na na” si ritorna sui sentieri del rock duro ricreativo e adescante, e anche se le scansioni electro-funky di “Voodoo” non spiacciono per nulla, meglio di loro fanno le suadenti atmosfere pop-AOR di “Don't tempt me”, “familiari” e non per questo poco coinvolgenti.
Robin Beck è, dunque, la “prova vivente” che l’esperienza e il “mestiere” non finiscono necessariamente per affievolire passione ed entusiasmo … e peccato per la massa delle competitor, che saranno costrette ancora una volta a misurarsi (in parecchi casi “inseguendola” …) con un’autentica sovrana del rock melodico, mooolto lontana dal pensionamento.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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