Avevo particolarmente apprezzato gli spagnoli
Whirlwind quando, quattro anni fa, uscirono con il loro debut album '1714', erroneamente incasellato come l'ennesimo album su tematiche belliche, trovandoci al contrario un ottimo heavy/speed metal suonato con convinzione, passione, e tanta energia. Un disco che dunque mi aveva convinto, ma che dopo questo lasso di tempo devo dire che avevo progressivamente messo da parte, dimenticandomene, anche se questo non toglie l'ottima qualità che vi è al suo interno. Rivedere dunque il nome della band dopo un po' mi ha fatto solo che felice, aspettandomi di trovarmi pertanto davanti ad un altro lavoro di egual fattura. E infatti
'1640', come si evince dall'anno incentrato sulla tematiche della Guerra Dei Trent'Anni, si può definire come una sorta di fratello del suo predecessore, senza molti sconvolgimenti e neanche delusioni. Tante le conferme, a partire dalla lineup (fatta eccezione per il bassista
Philip Graves), alla Dying Victims come etichetta, fino alla durata sempre nella media, anzi in questo caso ancora più asciugata dato che il lavoro precedente si attestava sui 51 minuti, mentre questo sui 45.
Altra conferma, come detto, è quella della musica. Certo, i cinque non si impegnano molto per cercare di uscire fuori da certi dettami neanche troppo nascosti, primi fra tutti i Running WIld (sentire l'intro della Titletrack, palese citazione) e certe cavalcate alla Iron Maiden come nella parte centrale più rallentata di
'Lese Majesty (Corpus de Sang)', e nella natura dei riff molto kasparekiani. Nulla comunque di troppo citazionista, dato che le canzoni veloci non mancano, come
'Days Of Doom' o
'Ready To Explode' (un nome tutto un programma). Il gruppo gioca molto sull'effetto ritornello cantato a bomba da tutti musicisti, quasi una costante per tutto il disco, come sull'ottima
'Winds Of Ash And Dust'. La voce di
Héctor Llauradó non è particolarmente carismatica, ma assolve il suo compito, mentre la produzione avrebbe potuto avere quella piccola pulizia per svecchiare sopratutto la batteria, ma niente per cui alzare i forconi come nella copertina. Si chiude con la suite
'Marching To Victory', anche questa molto Running Wild, anche se con degli ottimi cambi di tempo qua e là (ad esempio quando si accelera verso il sesto minuto la pelle d'oca è garantita), mentre per il resto si viaggia su tonalità prettamente mid-tempo.
Un'altra buona conferma dunque per i
Whirlwind, che dopo quattro anni sono in ottimo stato di salute. Non garantisco però, che continuando a tributare i grandi del passato citati in recensione si possa avere una crescita dal punto di vista musicale, e che alla lunga la formula possa stancare. Ancora non è il caso, come potete vedere anche dal voto, ma un pensierino di allontanamento intanto ce lo farei.
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