Che vergogna. Che imbarazzo. Che immane tristezza.
Signore e signori, eccomi a voi, con l’arduo compito di recensire un album, che semplicemente, non sarebbe mai dovuto esistere. “
Operation Mindcrime III” è, in ordine sparso:
- Brutto nelle composizioni
- Terribile nelle linee vocali
- Concettualmente una bestemmia
- Mixato benino ma con tastiere un pò troppo avanti
- Offre una prestazione davvero pietosa di Geoff, calante su molte note, con un range fisiologicamente ridotto (ma ovviamente non è il range il problema).
E hai voglia a vendermelo come “il capitolo finale, tutta la storia dal punto di vista del Dottor X” e altre amenità varie. I testi, vogliamo parlare dei testi? I testi non spostano avanti di una virgola l’universo Mindcrime, limitandosi a fornire un altro punto di vista, e rischiando la blasfemia andando a toccare Mary e Nikky, seppur di striscio.
Vedete, il problema con queste operazioni è proprio di natura concettuale: Geoff Tate raschia il fondo del fondo del barile, cercando disperatamente un po’ di attenzione utilizzando un concept che è semplicemente perfetto, SE CI SI FERMA AL DISCO DEL 1988. Helloween docent e tanti altri sequuntur,
la Storia non si tocca. Ma vi immaginate, che ne so, Roger Waters scrivere un The Wall – part 2??? (Oddio, conoscendo il personaggio non è che la cosa mi stupirebbe più di tanto...).
No, no, e ancora no. Riascolto l’album, seguo la storia, cerco del buono (l’esecuzione dei musicisti per esempio lo è, diamo a Cesare), ma continuo a ritornare al punto di partenza.
Nella lunga, infinita diatriba tra Queensryche e Tate, qui perdono tutti. I primi sono una band fortemente ridimensionata, che fa albums ma che sopravvive grazie ad un (bravissimo) cantante-clone. Dall’altra parte, abbiamo un uomo dall’Ego ipertrofico, convinto che tutto sia di sua proprietà, e cieco al fatto che, se certe cose sono esistite, è solo e soltanto merito di un’amalgama fatta dalle persone giuste al momento giusto.
E di DeGarmo.
Insomma, facciamola breve: “Operation Mindcrime III” è un ultimo, imbarazzante tentativo di farsi notare, decisamente fuori tempo massimo, con un’operazione che potrei descrivere con una sola parola:
NECROFILIA.
Che vergogna. Che imbarazzo. Che immane tristezza.
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