Suonano come se fossero nati dalle parti della Georgia, dell’Alabama o del Tennessee e invece sono polacchi e la cultura musicale della “Vecchia America” devono averla studiata e (soprattutto) assimilata a fondo, tanto è credibile ed efficace la miscela di
blues,
folk e
country che propongono in questo “
Rivers of living water”.
Un abbraccio sonoro acustico, che sa essere pacato, solenne e tragico, evocando nella memoria una sorta di sagace
cocktail tra
Johnny Cash, l’
Eddie Vedder di “
Into the wild”, i Led Zeppelin più “bucolici” e
Neil Young, dando origine ad una manciata di canzoni piuttosto suggestive, tra nenie degne di un navigato
hobo e ballate eroiche e malinconiche.
Un recupero delle sacre radici della musica tradizionale americana che i
Blues For Neighbors attuano senza “inventare” nulla di inedito, ma che appare fortemente penetrato in una sensibilità evidentemente spiccata, devota a un’espressione artistica ed emotiva troppo “autentica” e intensa per potersi estinguere nel tempo.
Un messaggio, insomma, che pur nella sua “convenzionalità”, nelle mani giuste riesce ad essere ancora coinvolgente ed evocativo, e per il quale, forse, ha poco senso tentare una specifica dissertazione sui singoli episodi (comprese alcune riuscite elaborazioni di
traditional del settore) che lo compongono.
Tra i tanti gruppi “revivalisti” contemporanei, i
Blues For Neighbors si segnalano, dunque, per attitudine e ispirazione, avvolgendo “
Rivers of living water” in quell’atmosfera di arcaico, epico, drammatico e sonnolento universo a “stelle e strisce” che, a dispetto di ogni altra considerazione, conquista tuttora la nostra immaginazione.
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