Interessante debutto discografico quello dei canadesi
Voidchaser da Montreal che, dopo una miriade di EP e singoli dati alla luce a partire dal 2023 (anno della loro formazione), riescono finalmente a esordire con questo
Interstellar I.
Il disco, come si può facilmente evincere dal titolo e dall’artwork, dovrebbe essere il primo capitolo di un concept basato su tematiche fantascientifiche. Tuttavia la band, nonostante l’enorme ambizione che sta alla base dell’opera in essere, opta saggiamente per evitare di mettere troppa carne al fuoco, dedicandosi ad un semplice, ma efficace, metallo progressivo, di stampo prevalentemente tradizionale.
Negli 8 brani che compongono
Interstellar I, si odono infatti diversi richiami ai soliti
Dream Theater, ma anche a
Vanden Plas,
Fates Warning e
Threshold, inseriti però, all’interno di una concezione musicale più moderna (nel senso buono del termine) e con un pizzico di growl nelle vocals (
Welcome To Terra Corp,
Hyperconverter e
Ivory Tower), ad opera del camaleontico singer/chitarrista
Chad Bernatchez, che rende la proposta ancora più attuale e variegata, rispetto a quella tradizionale.
Le atmosfere misteriose create dai
Voidchaser sono congeniali al concept narrato e fanno da cornice a brani dalle trame melodiche, sempre curatissime, eppure dalla struttura decisamente intricata, per merito del prezioso lavoro di
Jimmy Montbriand all’altra chitarra, di
Jici LG (basso) e
Colin Mac Andrew (batteria) alla sezione ritmica, mentre
Mathieu Fiset, con le sue tastiere, disegna i paesaggi ideali per l’ambientazione del concept, definendone minuziosamente i dettagli.
Le tracce, pur essendo, a modo loro, cangianti e tecnicamente elaborate, suonano abbastanza dirette e sono caratterizzate da un impatto sonoro deciso, rivelandosi però anche capaci di generare un’altalena di emozioni; si va dall’eleganza di
Intiation Day, ai toni plumbei e malinconici di
Anything For Love o di
Rain/Solar Winds, passando per la spigolosità di
Ivory Tower, fino a concludere con la poliedricità di
Renew che vede la partecipazione di Michael Eriksen, frontman dei
Circus Maximus, nelle vesti di special guest.
Interstellar I si rivela, a conti fatti, un lavoro convincente, nonostante presti il fianco a diversi potenziali rischi a cui, una band di giovani debuttanti, inevitabilmente si espone, soprattutto considerando il genere e le ambizioni dei musicisti che avrebbero potuto avere la tentazione di strafare.
Invece, i
Voidchaser si dimostrano abili nel mettere “
la chiesa al centro del villaggio” partendo da solide fondamenta su cui, si spera, in futuro si potranno erigere delle opere di qualità ancora superiore.
Ma, per adesso, va bene cosi!