Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:43 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. REMAIN UNSEEN
  2. MEDUSA
  3. I AM THE ENEMY
  4. READ YOUR MIND
  5. GET OUT ALIVE
  6. EFFIGY
  7. RUNNING OUT OF TIME
  8. ALL ALONE
  9. NOT THIS LIFE
  10. THE LIGHT
  11. UNTIL I SEE YOU AGAIN

Line up

  • Austen Starr: vocals
  • Joel Hoekstra: guitars
  • Chris Collier: bass, drums
  • Steve Ferlazzo: keyboards
  • Chloe Lowery: backing vocals

Voto medio utenti

Oibò … di cosa sarà mai “nemica” Austen Starr, newcomer di casa Frontiers Music?
Della brutta musica che infesta l’etere? Dei rockofili più superficiali e maschilisti che mal digeriscono le ingerenze nel settore dell’universo femminile? O magari di chi, ascoltando il suo disco di debutto, rileverà il tentativo di un “cerchiobottismo” espressivo indirizzato a conquistare platee ampie ed eterogenee?
Forse un po’ di tutte queste cose, e anche se in realtà “I am the enemy” si riferisce ad angosce personali (in una sorta di lotta costante contro sé stessa) della cantante americana, credo sia abbastanza facile prevedere posizioni contrastanti sui contenuti di un’opera gradevole, ben realizzata e piuttosto “ruffiana” nel raccogliere un bel po’ di diverse suggestioni musicali, di quelle che in qualche modo riescono ancora a rendere “radiofonico” il rock n’ roll, in un mondo dominato da ben altre “nefandezze sonore”.
E allora diciamo che (escludendo a priori la biasimevole categoria dei fallocrati cronici …) il disco in questione potrebbe davvero abbracciare un uditorio abbastanza ampio, soprattutto se interessato ad una serie di canzoni “facili” da assorbire, senza eccessive pretese di durevolezza.
Con il prestigioso contributo di Joel Hoekstra (Whitesnake, Revolution Saints, Iconic, Cher, Trans-Siberian Orchestra), Chris Collier (Mick Mars, Lita Ford), Steve Ferlazzo (Hugo’s Voyage, Avril Lavigne) e Chloe Lowery (Trans-Siberian Orchestra), la vocalist bostoniana si pone come fonte d’interesse per coloro che amano l’hard melodico nella sua forma maggiormente conciliante e accattivante (“All alone”, "Not this life”), il pop-punk (la title-track, “Running out of time”, “Until I see you again”) e il gothic-rock (“Remain unseen, “Medusa, “Effigy”, la metallica ed esotica “Get out alive”), in un calderone in cui i nomi di Halestorm, The Pretty Reckless, Evanescence e Paramore diventano plausibili riferimenti.
Nell’albo c’è un po’ di “tutto” e se la versatilità interpretativa di Austen è senz’altro un dato da sottolineare con piacere, oltre a soffrire di un pizzico di fatale “discontinuità” stilistica, i brani complessivamente avrebbero bisogno di una maggiore incisività, evitando così di “scorrere” amabilmente ma senza lasciare tracce indelebili del loro passaggio nella memoria dell’astante.
La voce (sebbene non particolarmente “caratterizzata”) c’è, l’attitudine seduttiva anche (attributo evidente nella balladRead your mind”) e non manca nemmeno il physique du rôle … con canzoni appena meno “costruite” e ordinarie (e melense … vedasi “The light”) Austen Starr potrebbe riuscire ad emergere in maniera decisiva in un rockrama che ha bisogno di “nuove proposte” capaci di attrarre un pubblico trasversale … il supporto messole a disposizione dalla Frontiers Music è di livello, non rimane, perciò, che attendere i “fatidici” sviluppi ...
Recensione a cura di Marco Aimasso

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