La seconda vita dei
Big Big Train, dopo la dipartita di David Longdon e con l’arrivo del bravissimo Alberto Bravin, arriva al secondo capitolo e ci regala un album semplicemente perfetto.
“
Woodcut”, primo concept album della band inglese (sarebbe più giusto definirla internazionale, ormai), racconta della vita di un artista, sempre in bilico tra la paura del futuro ed i sogni di un’esistenza più serena. Il tutto pennellato con una classe, una perizia strumentale, una quantità tale di emozioni, che nessun amante del prog rock potrà restare indifferente.
Magnificamente collegato, nelle sue parti più brevi ed in quelle più corpose, l’album fornisce pane per moltissimi denti: dall’intimità di “
Inkwell Black” alla pomposità di “
Counting Stars”, dalla bellissima “
The Artist” giù giù fino al gran finale, non troverete una nota fuori posto, in un album che già si candida nella mia top ten del 2026. Che meraviglia.
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