L'unica parola, senza quindi usarne troppe, che può definire la proposta dei greci / americani
Phasma è una sola: estremi.
Ma non estremi in un senso o in un altro, no, semplicemente estremi, semplicemente distruttivi, semplicemente sopra le righe.
"Purgatory", loro terzo lavoro, primo ad uscire non in modalità indipendente, riesce nel non semplice compito di coagulare, in meno di mezz'ora, tutto lo spettro sonoro che va dal technical brutal death al black metal, senza che nessuna delle componenti della miscela prevarichi l'altra, anzi risultando perfettamente bilanciata e, appunto, estrema.
In questo piccolo gioiello, prodotto in modo eccellente, ci sono sei pezzi violentissimi, ad alto tasso tecnico (ascoltate con attenzione ogni peripezia strumentale), dissonanti come stridenti lame arrugginite, gelidi come la morte, putrescenti come la decomposizione dei cadaveri e fottutamente (scusate) epici quando il gruppo decide di rallentare le velocità ed esprimersi con atmosfere imponenti da battaglie all'ultimo sangue.
I
Phasma, dunque, non si pongono limiti, non si rinchiudono in un genere specifico, ma dimostrano che, spesso, le etichette sono solo tali, sterili meccanismi di incasellamento, mentre la musica è, sostanzialmente, libertà, soprattutto quando diventa viva espressione di anime (irrequiete) e, in questo caso specifico, spirito chirurgico di distruzione messo al servizio di canzoni multiformi e mai uguali a se stesse. I
Phasma dimostrano, in poche parole, che con le idee e la capacità di trasformarle in note non servono effetti speciali, o pagliacciate assortite, ma solo attitudine reale.
Nemmeno a dirlo, una attitudine estrema...
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