L’etichetta “inclassificabile” non vi inganni: il disco di debutto degli italiani
Maliant è praticamente impossibile da catalogare per l’enormità dei generi toccati, e non certo per una mancanza di coerenza interna. Proviamo a fare un’equazione di massima, e mettiamo a somma Lacuna Coil, Arch Enemy, una buona band power/symphonic metal (direi gli Elegy of Madness 😉), poi spennelliamo il tutto di suggestioni elettroniche e ammiccamenti industrial, e FORSE sarò riuscito a darvi le quote di questo “
Oracle”.
Nato da una formazione la cui colonna portante sono i summenzionati EoM, i Maliant decidono di sacrificarsi al dio della sperimentazione, tirando fuori un debut album che non mi aspettavo, convincente nella variegatissima interpretazione di
Kyrah dietro al microfono, benedetta da un chitarrismo nervoso e stupefacente (mi ha molto ricordato proprio Jeff Loomis) a cura di
Edward De Rosa, sostenuto da una sezione ritmica che sa essere un treno in corsa.
Ogni brano di “Oracle” ha suggestioni tutte sue, e la cosa più stupefacente è sentire distintamente come tutto risulti coerente e coeso, e non un’accozzaglia di brani di generi diversi. I musicisti coinvolti in questo progetto di certo non sono di primo pelo, e la produzione ottima mette il fiocco ad un album davvero ben congegnato, ancorché eseguito e confezionato. Complimenti!
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