Terzo sigillo discografico per i
Course Of Fate, quintetto norvegese proveniente da Fredrikstad e dedito ad un progressive metal di stampo tradizionale.
Dopo due dischi interlocutori, non privi tuttavia di spunti interessanti, la band scandinava, con
Behind The Eclipse, uscito
Reigning Phoenix Music, sembra finalmente aver tracciato la strada giusta per esprimere al meglio le proprie potenzialità, rimaste finora (per lo più) inespresse, e lo fa, attraverso un lavoro intimamente oscuro, che mette a nudo le ansie ed i tormenti interiori di una formazione ancora visibilmente scossa dalla prematura scomparsa dello storico bassista
Daniel Nygaard avvenuta nel 2023 a causa di un male incurabile.
I
Course Of Fate, attraverso un song-writing decisamente cupo e introspettivo, sembrano cucirsi addosso un abito fatto su misura per il loro attuale stato d’animo tormentato, realizzando un album dominato dall’inquietudine, ma anche dalla rabbia, che tuttavia, cerca sempre di mantenere intatta la propria eleganza compositiva, attraverso delle trame melodiche raffinate ed efficaci.
Stilisticamente parlando,
Behind The Eclipse è pieno zeppo di riferimenti classici, che spaziano inevitabilmente dai
Dream Theater (si pensi a brani quali
Sky Is Falling o
Hiding From The Light, la cui pesantezza, sembra richiamare direttamente le atmosfere claustrofobiche dell'"eterno incompreso"
Train Of Thought), ai
Nevermore (la title-track), passando per i
Vanden Plas (
Alcolyte), fino a giungere agli
Haken (è il caso della conclusiva Neverwhere), o ai connazionali
Circus Maximus, di cui si odono degli echi, nell’articolata e già citata title-track.
Eppure, nonostane tutte queste influenze, i
Course Of Fate riescono sempre a mantenere intatta la loro invidiabile personalità, privilegiando, in ogni istante, l’aspetto emotivo su quello tecnico ed enfatizzando costantemente l’intensità tragica di questo lavoro.
All’interno del sound dei norvegesi infatti, tutto ruota intorno alla drammaticità compositiva; dalle chitarre grevi ma anche, all'occorenza delicate, di
Kenneth Henriksen e
Fredrik Jacobsen, all’interpretazione del vocalist
Eivind Gunnesen (autore di un timbro che sa essere profondo, ma anche graffiante, con qualche accenno di growl), fino alla sezione ritmica, curata da
Torstein Guttormsen (basso) e
Per-Morten Bergseth (batteria) che alterna abilmente momenti feroci ad altri più cadenzati.
Ironia della sorte, probabilmente quanto sopra descritto, alla lunga, si rivela (insieme alla ballad
Don’t Close Your Eyes, piuttosto piatta, a dire il vero) anche il maggior limite di un album, troppo incentrato sulla sua malinconica oscurità e privo di autentici cambi di passo che, per una band progressive, non dovrebbero mai mancare.
Detto questo però,
Behind The Eclipse funziona e convince per la sua ispirazione che, seppur derivativa, si fonde armonicamente con la forte identità di una band giovane che, in questo terzo lavoro, mette in mostra una maturazione compositiva inevitabilmente figlia di profondi momenti di sofferenza, come quelli vissuti recentemente dai
Course Of Fate e perfettamente descritti in questo bel lavoro.
Disco consigliato?
Se siete amanti delle band sopra citate., assolutamente si!