Copertina 6,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2023
Durata:44 min.
Etichetta:AFM Records

Tracklist

  1. BLOODLINES
  2. TAKING WHAT’S MINE
  3. FORTRESS
  4. BROKEN ARROW
  5. EVEN IF YOU’RE GONE
  6. ALLIANCE
  7. THE MIDNIGHT SUN
  8. STOP THE BLEEDING
  9. THE MYSTERY
  10. WOLVES OF THE SEA

Line up

  • Morten Gade Sørensen: drums
  • Jonah Weingarten: keyboards, orchestrations
  • Jacob Hansen: guitars, bass, vocals (backing)
  • Toke Skjønnemand: guitars
  • Terje Harøy: vocals

Voto medio utenti

Avevamo lasciato i Pyramaze a quella immonda porcheria che fu "Epitaph" del 2020. Per cui, inevitabilmente, le aspettative si erano abbassate moltissimo, nei confronti di una band che invece, fino a quel momento, aveva avuto una carriera soddisfacente e prolifica.
il 2023 ci ripresenta i Pyramaze sempre sotto AFM Records, pronti a ripartire con questo "Bloodlines". E bisogna ammettere che, anche se le storture del passato recente non sono state cancellate del tutto, questo album merita di essere ascoltato. Cosa è rimasto di negativo? Dei ritornelli a volte davvero fini a se stessi, risibili nella loro banalità, e dei testi che lasciano un po' il tempo che trovano. Cosa è stato ritrovato invece? Quel gusto compositivo capace di fondere il power metal più melodico e Kamelot-tiano con aperture prog e momenti più furiosi, sparsi con intelligenza qua e là nelle canzoni (avere Jacob Hansen in formazione e dietro il mixer aiuta non poco). Nei 9 brani (più una corposa e gustosissima intro), i Pyramaze vanno un po' dappertutto, dalle mazzate di "Taking What's Mine", alle deliziose complicazioni di "Broken Arrow", dalla malinconica "Alliance" (che vede un duetto con Melissa Bonny, tra l'altro nuova musa proprio dei summenzuionati Kamelot) ai brani più anthemici come "Stop the Bleeding" dove si può a volte percepire lo spettro degli ultimi Evergrey far capolino.

Tirando le somme, "Bloodline" è un buon ritorno sul giusto percorso; il problema più grande, ad opinione di chi vi scrive, rimane la voce di Terje Harøy, troppo strozzata sui troppi acuti, e poco sfruttata nel suo registro migliore, che sembra essere il baritono.





Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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