Copertina 7,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2022
Durata:51 min.
Etichetta:Nuclear Blast

Tracklist

  1. DELIVER US FROM EVIL
  2. DAMNATION
  3. SECRETS OF THE AMERICAN GODS
  4. VIOLENT SHADOWS
  5. LIFE BEYOND THE SPHERES
  6. ARCHITECTS OF DOOM
  7. LET IT BE NO MORE
  8. BLOOD OF THE ELVES
  9. DESTINY

Line up

  • Hansi Kürsch: vocals
  • André Olbrich: guitars (lead), guitars (acoustic), guitars (rhythm)
  • Marcus Siepen: guitars (rhythm), guitars (acoustic)
  • Frederik Ehmke: drums

Voto medio utenti

Quando mi è stato chiesto di scrivere la mia sull’ultimo album dei Blind Guardian (in caso, sappiate che la colpa è stata ovviamente del Graz) la sensazione è stata quella del sentir chiamare il mio nome dagli Dèi dell’Epic Metal: un cielo nuvoloso è stato squarciato da un raggio di luce dorata che ha inondato la mia persona, mentre schitarrate elettriche piene di enfasi e potenza, come nel momento topico di una power ballad, accompagnavano questa scena in cui io, misero e infimo, dopo anni di cieca devozione, finalmente vedo davanti a me aprirsi la via per l’ascesa verso il Valhalla.

Questo più o meno il metro della situazione, perché piacciano o no, i Blind Guardian sono stati e molto probabilmente rimarranno per sempre nella Top3 dei più importanti alfieri dell’Epic in tutte le sue declinazioni. Anche se, da dopo Nightfall in Middle-Earth e successivamente alla scissione tra il gruppo e Thomas Stauch, i Blind Guardian non sono più stati gli stessi, o quanto meno hanno preso una deriva sempre più lontana dalla discografia dei loro primi dieci anni di carriera. Successivamente abbiamo subito circa vent’anni di qualche alto e molti bassi, fino ad arrivare a oggi e all’uscita di The God Machine, che la stessa band ha autodefinito l’Imaginations from the Other Side degli anni Duemila.

La domanda è: sarà stata solo una grossa sparata buttata là per fare marketing, oppure c’è un fondo di verità?
Partiamo da un fatto certo, i primi quattro singoli estratti da questo nuovo album dei BG mi avevano convinto, e mi avevano convinto anche molto, in particolare Secrets of the American Gods e Violent Shadows, mentre Deliver Us From Evil sono riuscito a goderla come richiedeva solo dopo diversi mesi dalla pubblicazione, e per quanto riguarda Blood of the Elves, dopo tanto iniziale entusiasmo, l’apprezzamento è un po’ scemato, ma continuo a sentirla sempre molto volentieri anche se tra le quattro onestamente è scesa in ultima posizione.
Il resto dell’album sono altri cinque brani abbastanza interessanti: Damnation è il tipico pezzo speed alla Blind Guardian che si fa davvero tanto apprezzare, soprattutto dopo quello che abbiamo dovuto sentir pubblicato dai nostri amici tedeschi negli ultimi vent’anni; mentre dai toni più sorprendenti e tendenti alle atmosfere sci-fi troviamo una Life Beyond the Spheres che nonostante la peculiare sonorità con cui, in particolare, si apre e si chiude, risulta un bel pezzo con una sua atmosfera molto personale e che non delude affatto, soprattutto dedicandole il tempo per più di una manciata di ascolti; Architects of Doom è, insieme a Damnation, l’altro brano in classico speed a cui i bardi ci avevano abituato all’inizio della loro carriera; Let It Be No More invece è forse il pezzo che convince meno, una sorta di power ballad un po’ banale nella melodia ma che viene salvata e risollevata nella seconda metà grazie all’assolo (non particolarmente memorabile, ma buono) e l’enfasi posta nella chiusura; il pezzo che conclude l’album è Destiny, abbastanza heavy nelle sonorità ma con bassi bpm, scritto e studiato a tavolino appositamente come chiusura del disco, nulla di speciale, ma ci sta e si fa ascoltare con una certa soddisfazione.

Emerge un aspetto fondamentale in questo album, un deciso ritorno della band alle sonorità che erano tipiche della loro prima produzione, senza però quella rudezza che aveva contraddistinto il gruppo nella prima parte della loro carriera e che forse era un fattore legato principalmente alla loro età (diciamo quindi che con gli anni si sono un po’ inteneriti, so che vi farà male ma Kürsch, Olbrich e Siepen, cuore originario della band, hanno rispettivamente 56, 55 e 53 anni). Le canzoni che compongono questo The God Machine non sono buttate là ma si sente che sono state pensate e lavorate con una certa accuratezza, c’era dell’ispirazione anche se purtroppo non espressa al meglio.
The God Machine è sicuramente, ma sicuramente, il miglior album dei Blind Guardian dopo Nightfall in Middle-Earth con probabilmente un solo, unico, incolmabile difetto: la perdita di Thomas Stauch, vero e proprio asse portante della sezione ritmica del gruppo; la sua mancanza probabilmente qui si sente più forte che mai, perché sarà impossibile un vero ritorno alle origini senza un batterista che abbia quel feeling istintivo e naturale con un genere e certe sonorità come quello di cui era dotato dell’ex membro dei bardi.

E ora un piccolo extra. Parliamo un attimo della cover di questo album, che penso sia una delle più strepitose della storia della band, oltre al fatto che incarna perfettamente l’anima di questo disco. Ci sono due principali riferimenti qui: sicuramente La Guerra dei Mondi di Spielberg (per via delle piante e delle “venature” rosso sangue che riempiono l’immagine) e soprattutto Neon Genesis Evangelion, uno dei manga e delle serie animate giapponesi più importanti di sempre. Il riferimento è immediato e diretto e non poteva arrivare più chiaro di così. E, guarda caso, proprio quest’anno Hideaki Anno mette la parola fine alla sua creazione più famosa. Forse Evangelion è stata una delle ispirazioni di questo album, forse no. Forse ci è scappato l’omaggio, non troppo velato. Forse si potrebbe aprire un nuovo orizzonte di ispirazione artistica per Kürsch e soci. Forse.
Soprattutto speriamo che questo sia un nuovo inizio, che faccia uscire i Blind Guardian dal loro personale Medioevo.

Recensione a cura di Emanuele Conti

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 14 set 2022 alle 15:25

Ah, quindi adesso dovremmo dare i voti per il genere, non per l'effettiva qualità di un album... Sarebbe anche curioso sapere cosa intendi per "effettiva qualità", giusto come base di discussione.

Inserito il 14 set 2022 alle 15:24

Cioè thrash e death sono peggio del power? Non ho capito…. Perché, i B.G. fanno power, OGGI? Ma a parte il dettaglio, no è chiaro che ogni genere ha un suo valore, ma esistono generi inflazionati, e sicuramente dieci anni fa lo era il power, oggi lo è il death (e recentemente il doom). Non vedo molta proporzione nell'assegnare i voti. Potrei dire che ho visto dare voti alti ai Temperance, dopo una manfrina di ore contro le female-fronted bands, per poi arrivare ad un 6 ai B.G. Ecco, diciamo che mi fa un po' specie.

Inserito il 14 set 2022 alle 15:21

Ah, quindi adesso dovremmo dare i voti per il genere, non per l'effettiva qualità di un album... No. Eppure l'ho scritto in italiano corretto. La qualità delle uscite delle bands storiche, oggi, e dei generi inflazionati (in Italia principalmente thrash e death) in proporzione al 6 dato ai B.G. meriterebbero voti tipo 4/4,5. Mediamente. Con le dovute eccezioni. (Implicito).

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