Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2022
Durata:60 min.
Etichetta:Metal Blade

Tracklist

  1. BASTARDS OF THE EARTH
  2. OF BEASTS AND WORMS
  3. INTO EMBERS
  4. TO CARRY MY GRIEF THROUGH TORPOR AND SILENCE
  5. VERMIN
  6. CALLED HOME
  7. BLIGHT
  8. THE DOPAMINE VOID, PT. I
  9. THE DOPAMINE VOID, PT. II
  10. SATURNINE
  11. IN MOURNING
  12. ONLY LOSS

Line up

  • Greg Burgess: guitars
  • Michael Stancel: guitars
  • Riley McShane: vocals
  • Brandon Michael: bass
  • Jeff Saltzman: drums

Voto medio utenti

Presumo fosse inevitabile.
Troppo dotati di ambizione e talento, i nostri Allegaeon, per precludersi una sortita oltre i confini del death metal. Tecnico quanto volete, contaminato qua e là, ma pur sempre death metal.
Prima che vi spaventiate: “Damnum” non ridefinisce tout court le coordinate stilistiche del gruppo a stelle e strisce, né latita in termini di brutalità e perizia strumentale. Anzi.

Semmai, il nuovo platter mette in mostra una pletora di soluzioni ed un tasso di versatilità tali da generare addirittura disorientamento in un fan della prima ora come il sottoscritto.
Sino al terzo ascolto, lo ammetto senza remore, ho faticato ad “entrare nell’ottica”; una volta finito il collaudo, sono riuscito ad apprezzare quello che ora ritengo l’ennesimo centro discografico -pur con qualche inciampo sul quale tornerò a breve-di una band sino ad oggi infallibile.

Immagino vi starete chiedendo da cosa possa derivare cotale spaesamento.
Citerei in primis la prestazione canora di McShane. Ricordo che in occasione del precedente album, lo splendido “Apoptosis”, il singer era stato accusato -non dal sottoscritto- di possedere un growling troppo gutturale e monocorde, incapace di fornire la giusta coloritura a brani complessi come quelli degli Allegaeon.
Credo che il nostro buon Riley se la sia presa a male, posto che a questo giro si lancia in una esplorazione di stili che ha dell’incredibile: clean vocals come se piovesse, parti sussurrate, aggressioni canore di panteriana memoria, linee urlate alla Devin Townsend… La svolta potrà piacere o meno, ma da un punto di vista tecnico e di interpretazione i risultati sono notevoli.

In secondo luogo mi soffermerei sulle sonorità: in un’ora quasi esatta di durata vengono messi sul piatto sfoghi cyber thrash alla Strapping Young Lad (la conclusiva “Only Loss”), dissertazioni pianistiche (la porzione strumentale di “Blight”), impressioni progressive death che guardano agli Opeth dei tempi che furono (“Called Home”), parentesi acustiche pregne di malinconia e introspezione (“The Dopamine Void Pt. 1”, “In Mourning”), e addirittura slanci catchy di matrice *core (il singolo “Of Beasts and Worms”).

Davvero tanta carne al fuoco, il cui inusuale sapore viene solo parzialmente mitigato da quello familiare dei pezzi più squisitamente technical death (“To Carry My Grief Through Torpor and Silence”, “The Dopamine Void Pt. 1”, peraltro una delle migliori del lotto); non posso ovviamente sapere se sia addirittura troppa per i vostri palati, ma il mio umile consiglio, nonostante la votazione lusinghiera, è quello di dare un ascolto a “Damnum” prima di procedere all’acquisto… fossi in voi eviterei però di partire da “Saturnine” ed “Into Embers”, episodi che ho trovato meno incisivi rispetto al resto della tracklist (l’ultima, poi, presenta linee vocali un pelo troppo “morbide” per i miei gusti).

Gli Allegaeon, dunque, hanno deciso di sparigliare le carte, pur mantenendo saldi i contatti col loro passato. Per ora teniamoci ben stretta una compagine davvero preparata e interessante, e vediamo cosa ci riserva il futuro.
Occhio, però, a non esagerare: mi hanno sempre lasciato perplesso i ristoranti dai menù troppo estesi…
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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