Copertina 7

Info

Anno di uscita:2021
Durata:49 min.
Etichetta:Independent

Tracklist

  1. ULYSSES' FATE
  2. MASTER OF THE GODS
  3. DOOMED
  4. HUMAN SACRIFICE
  5. PATROCLUS
  6. WATERSHED
  7. POLYPHEM
  8. SCYLLA AND CHARYBDIS
  9. RETRIEVAL

Line up

  • Gerhard Baeriswyl: drums
  • Christof Schafer: guitars (lead)
  • Marcel Knupp: guitars (rhythm)
  • Hänsu Zürrer: bass
  • Robin Hermanek: vocals

Voto medio utenti

Imbattersi in una thrash metal band svizzera che fa della mitologia greca il proprio mantra, potrebbe sembrare un’autentica bizzarria, eppure è quello che vi accadrebbe qualora doveste accidentalmente entrare in contatto con Ilion (nome tratto da un sobborgo occidentale di Atene), interessante debut dei rossocrociati Akroasis (parola che, nel greco antico, esprime la facoltà, propria dell’essere umano, di riconoscere l’aspetto artistico delle cose).

La formazione proveniente da Kerzers ci regala, con questo disco d’esordio, un lavoro di buona fattura in cui, il solido metallo thrashioso e tagliente, di origine tipicamente americana, piuttosto che teutonica (altra bizzarria, considerando il paese di provenienza del gruppo), viene forgiato con il fuoco della passione, combinato con scelte melodiche convincenti ed arricchito, a sua volta, da robusti ed velenosissimi riffs, opera dei due chitarristi Christof Schafer e Marcel Knupp, protagonisti assoluti di Ilion.

Funziona molto bene anche la sezione ritmica, a cura del bassista Hänsu Zürrer e del batterista Gerhard Baeriswyl, i due danno vita a pezzi molto tirati, quali le rocciose Master Of The Gods, Human Sacrifice, la drammatica Patroclus o ancora la roboante Watershed. Da rimarcare come, in tutte queste tracce, nonostante delle strutture musicali nevrotiche ed elaborate, ed un cantato particolarmente cavernoso, le linee melodiche non vengono mai sopraffatte dall’aggressività e cosi, all’interno di un brano particolarmente pesante, può capitare di imbattersi in refrains, o in occasionali aperture vocali, ad opera del vocalist Mike Brügger, insolitamente ariose che, nella maggior parte dei casi convincono, anche se talvolta, come avviene nella opener Ulysse’s Fate o in Doomed, si rivelano eccessive e un pò stucchevoli, va da sé che il brano ne risente, perdendo mordente e risultando, ma solamente in quei frangenti, piuttosto debole. Tuttavia, è bene rimarcarlo, si tratta di episodi sporadici, perché nel complesso il disco si funziona benissimo.

Insomma, per essere un esordio assoluto, difficilmente il debutto della band elvetica avrebbe potuto essere migliore; Ilion è un lavoro convincente per intensità, spontaneità ed aggressività; a tratti sembra assumere le sembianze di un rullo compressore, pronto travolgere tutto ciò che incontra, poiché le chitarre macinano di continuo riffs massicci e assoli sanguinosi eppure, la band non rinuncia mai a delle affascinanti aperture melodiche che, alla lunga, sono il vero e proprio valore aggiunto del disco.

E quindi, in conclusione, bravi Akroasis! Come si dice: “Se son rose....”



Recensione a cura di Ettore Familiari

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