Copertina 7

Info

Anno di uscita:2019
Durata:35 min.

Tracklist

  1. FLOAT INSTEAD OF SINK
  2. SHADE OF BLUE
  3. SLOW IT DOWN
  4. DISTANT LAND
  5. REAP WHAT YOU SOW
  6. CINDERELLA’S AT THE BALL
  7. WOE TO ME

Line up

  • Vena Cartledge: vocals
  • Robert Cartledge: guitar
  • Neil Williams: drums
  • Antony Ciccarello: bass

Voto medio utenti

Il recupero delle sonorità anni sessanta / settanta continua con buoni risultati anche grazie agli australiani Kozmik Landing, rockers di Adelaide con i venerabili insegnamenti di Led Zeppelin, Janis Joplin, Fleetwood Mac e Rolling Stones ben radicati nel bagaglio ispirativo, senza dimenticare di tenere d’occhio il notevole lavoro effettuato nel medesimo settore artistico da epigoni di valore quali Wolfmother e Blues Pills.
A catalizzare immediatamente l’attenzione durante l’ascolto di “Distant land” è la bella voce di Vena Cartledge, fatalmente influenzata dall’inarrivabile Janis (e lo stesso “Kozmik” nel monicker forniva un indizio rivelatore in tal senso …), e malgrado ciò fortunatamente disinteressata a impegnarsi in uno sterile (oltre che inutile …) esercizio imitativo e capace di accogliere nel suo stile interpretativo sfumature di altre importanti protagoniste della fonazione modulata come Alanis Morrisette e Gwen Stefani.
Il suo partner (nell’arte e nella vita) Robert Cartledge, chitarrista e compositore, dimostra cultura e sensibilità e anche se alla fine l’albo non sfugge da un’operazione fortemente “retrospettiva”, non si può complessivamente tacciare questa godibile opera prima di fastidiosa retorica.
L’incalzante dinamismo di “Float instead of sink” e "Shade of blue” rappresenta un buon modo per accendere l’interesse, ma anche più efficaci delle due prime tracce del programma si rivelano “Slow it down”, con le sue spire soniche pulsanti e liquide, la title-track del disco, intrisa di un ipnotico mood etnico, e “Cinderella’s at the ball”, fremente di ondeggiante e liquida elettricità sonica.
All’appello mancano ancora il disinvolto blues n’ rollReap what you sow” e un altro grumo di “buone vibrazioni” denominato “Woe to me”, in cui Vena sfoggia tutta la gamma di modulazioni di cui è dotata la sua flessuosa ugola.
Distant land” non è un esordio “rivoluzionario”, nemmeno nell’ambito circoscritto della restaurazione di suoni “classici”, eppure la tensione espressiva che traspare dai suoi solchi finisce per collocare quello dei Kozmik Landing tra i “nomi nuovi” del genere meritevoli di monitoraggio.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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